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02/03/2011

Le reti dicono no ai codici di accesso

di Luigi Gaffuri

Nell’ambito della recente revisione del Regolamento Intermediari, la Consob, con delibera n. 17581 del 3 dicembre 2010, ha modificato le regole di presentazione e comportamento dei promotori finanziari nei confronti della clientela (art. 108) prevedendo la possibilità di utilizzo, da parte del promotore finanziario, dei codici di accesso telematico ai rapporti di pertinenza della clientela, a condizione che il contratto stipulato dall’intermediario con il cliente lo preveda. Non solo. L’utilizzo dei codici di accesso è consentito solo a condizione che:
a) vi sia il preventivo, espresso e specifico consenso scritto del cliente all’utilizzo dei codici da parte del promotore;
b) l’utilizzo avvenga con modalità tali da far constatare all’intermediario l’impiego dei codici da parte del promotore;
c) l’utilizzo da parte del promotore comporti l’automatica disabilitazione dei codici stessi.

In sede di consultazione la scelta della Consob di estendere l’operatività dei promotori è stata molto criticata da parte di associazioni di categoria e da parte dei professionisti; in particolare, è stato correttamente rilevato che le nuove disposizioni potrebbero favorire comportamenti illeciti da parte degli intermediari e dei promotori finanziari, consentendo la distribuzione di prodotti senza rendere consapevoli gli investitori e agevolando la distrazione delle disponibilità liquide del cliente a favore dello stesso promotore finanziario o di altri soggetti.
È stato, inoltre, osservato che il riconoscimento ai promotori finanziari della possibilità di accedere per via telematica ai rapporti di pertinenza dei clienti comporta, per gli intermediari, oneri aggiuntivi in termini di attività di tracciature e controllo che comunque consentirebbero di avere evidenza dell’avvenuto utilizzo dei codici soltanto ex post; deve poi aggiungersi che l’art. 108 prevede l’immediata disabilitazione dei codici a seguito dell’utilizzo del promotore non consentendo così al cliente di operare in via telematica sino al momento dell’attribuzione di un nuovo codice.
È del tutto comprensibile che gli intermediari - responsabili in via solidale ai sensi dell’art. 31, comma 3 del TUF, dei danni arrecati dai promotori alla clientela - non possano aver accolto favorevolmente le summenzionate modifiche regolamentari, ed è facile pensare che eviteranno di riconoscere alla proprie reti di vendita un’estensione degli ambiti operativi, non prevedendo nei contratti con la clientela (o meglio, escludendo espressamente da tali contratti) la possibilità di utilizzo dei codici da parte dei promotori finanziari.


Va ricordato che i promotori finanziari, al momento del primo contatto, sono tenuti a consegnare agli investitori una comunicazione conforme al modello previsto dall’allegato 4 del Regolamento Intermediari ove sono riportate le regole di comportamento che gli stessi sono tenuti ad osservare nello svolgimento dell’attività di offerta fuori sede.
Il contenuto di tale allegato, per mera dimenticanza dalla Consob, non è stato modificato con la delibera 17581/2010 per adattarlo alle nuove previsioni regolamentari; si ritiene tuttavia che, anche in assenza di un esplicito intervento regolamentare dell’Autorità di vigilanza, il testo della comunicazione informativa debba essere variato indicando la possibilità (in precedenza non ammessa) per il promotore finanziario di utilizzare, per una sola volta, i codici di accesso telematico dei clienti alle condizioni stabilite dall’art. 108.

Tale documento dovrà inoltre contemplare espressamente la possibilità per il promotore finanziario di ricevere dagli investitori anche assegni e vaglia postali, in aggiunta agli altri mezzi di pagamento già previsti in passato dall’art. 108.
La consegna obbligatoria della dichiarazione informativa nei termini sopra indicati, non preclude tuttavia agli intermediari di disciplinare diversamente l’attività dei propri promotori finanziari, restringendo gli ambiti operativi dell’offerta fuori sede.
Se, come si è ipotizzato, i soggetti collocatori non intenderanno abilitare le proprie reti all’utilizzo dei codici di accesso telematici dei clienti, escludendo quindi tale possibilità con specifica previsione contrattuale, sarà opportuno che gli stessi predispongano una comunicazione informativa aggiuntiva nella quale siano chiaramente specificati con caratteri grafici appropriati i limiti operativi interni.

 

Articolo tratto dal mensile ADVISOR, numero di Febbraio 2011

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