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Enasarco, il problema silenti può essere risolto

12/15/2016

I fatidici 100 giorni dall’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione della fondazione sono abbondantemente passati. Il rappresentante Anasf rivela la strategia per affrontare l'annosa questione previdenziale.


I fatidici 100 giorni dall’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione di Enasarco, entrato ufficialmente in carica il 14 giugno scorso, sono abbondantemente passati e, come ormai consueto quando si parla di istituzioni, si cerca di tracciare un bilancio di questo primo tratto di strada. Un bilancio che ovviamente non ha, e non può avere, la pretesa di essere esaustivo ma che diventa necessario per avere un’idea di quali siano oggi i grandi dossier aperti all’interno di Enasarco che, per la prima volta, conta all’interno del CdA un membro di Anasf: Alfonsino Mei, 47 anni, manager di Lazio, Abruzzo e Sardegna per Finanza & Futuro Banca, e consigliere nazionale dell’associazione.

 

“Il resoconto sull'attività effettuata nei primi 100/150 giorni di un'amministrazione è diventato un appuntamento comunicativo consueto” spiega ad ADVISOR Mei. “L'obiettivo è quello di rendere conto agli iscritti non tanto dei risultati ottenuti, un periodo di tempo così breve non consente infatti di poter effettuare un vero e proprio rendiconto, ma piuttosto di far conoscere il lavoro avviato e le attività che al momento sono prioritarie per Enasarco”. E da questo punto di vista Mei vanta una posizione privilegiata dal momento che ha assunto, all’interno della fondazione, l’incarico di coordinatore della Commissione Bilancio e Patrimonio ed è membro del Comitato Investimenti.

 

Ma quali sono, in questo momento i temi più spinosi sul tavolo Enasarco? “Al momento i grandi temi sul tavolo sono molti, ma ci stiamo concentrando molto sull’annosa questione dei lavoratori ‘silenti’”. Un tema, quest’ultimo, particolarmente caro ad Anasf e che “assume un rilevo notevolissimo nell’ambito delle problematiche che concernono i sistemi previdenziali in generale e, dunque, anche il sistema pensionistico di Enasarco” spiega Mei, ricordando che i silenti sono coloro che, pur avendo versato i contributi, non hanno raggiunto l'entità minima per ottenere la prestazione. “Un fenomeno negativo ampiamente noto ma che, fino a oggi, né in ambito Inps né in altri ambiti previdenziali ha visto individuare le doverose e necessarie contromisure” continua il manager di F&F. E, d’altronde, molti tecnici della materia previdenziale hanno spiegato a più riprese che nei sistemi a ripartizione – nei quali coloro che versano attualmente finanziano le pensioni attualmente in essere – non esiste una via d’uscita per garantire le prestazioni di tutti se non quella di prevedere un periodo comunque minimo di contribuzione al di sotto della quale non si dovrebbe avere diritto a ottenere un corrispettivo in termini di prestazioni.

 

“In termini teorici, sicuramente la situazione si presenta in questa maniera” continua Mei. “Ma questo non toglie che i versamenti contributivi, che nella fattispecie non sono conteggiati ai fini pensionistici, costituiscano un elemento di grande negatività e che, proprio per questo, il tema dei silenti vada affrontato. Tanto più che non si possono mettere assolutamente sullo stesso piano coloro che hanno pochi anni di versamenti e coloro che, invece, hanno comunque versato per un numero più rilevante di anni e che hanno perso l’opportunità e il diritto alla pensione magari solo per un breve periodo di mancata contribuzione”. Stando così le cose, il rappresentante di Anasf in Enasarco annuncia che si sta “impegnando a sollecitare tutte le iniziative più opportune e concrete per realizzare un assetto più equo per il destino previdenziale di coloro che si trovano ad aver versato contributi senza riuscire a ottenere una corrispondente prestazione”.

 

Questo è particolarmente vero per quei casi di bancari dipendenti, approdati alla nostra attività di lavoro autonomo, che in età non più giovane si trovano a dover contribuire ad Enasarco, con la prospettiva concreta di non raggiungere il minimo contributivo. “L’azione che possiamo e vogliamo portare avanti” spiega Mei “si deve e può sviluppare su diversi piani e in diversi contesti. Il primo è sicuramente quello politico-istituzionale e parlamentare, perché è del tutto evidente che serve una decisa mobilitazione perché il Parlamento affronti il problema per tutti, dando il via libera a una soluzione legislativa che sia rispettosa delle persone e delle loro esigenze. Questo non ci esime dall’impegnarci anche sul fronte degli organi sociali della Fondazione perché, con tutti gli approfondimenti tecnici del caso, ritengo che si possa individuare un percorso che conduca al riconoscimento del valore di tutti i contributi versati, compatibilmente con la stabilità e la tenuta finanziaria di lungo periodo della Fondazione e delle sue prestazioni”.

 

E sul fronte della tenuta finanziaria della Fondazione oggi, giovedì 15 dicembre, è previsto un incontro importante presso Enasarco: l'assemblea avrà l'importante compito di approvare il bilancio.

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