Il Rapporto sull’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), giunto alla sua terza edizione, valuta l’avanzamento del nostro Paese verso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibili (Sustainable Development Goals - SDGs) dell’Agenda 2030 dell’ONU, sottoscritta dai governi di 139 Paesi il 25 settembre 2015, e gli ambiti in cui bisogna intervenire per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del nostro modello di sviluppo. 

Secondo quanto emerge dal Rapporto, nonostante il miglioramento di diversi indicatori globali relativi a tematiche economiche e sociali, e nonostante le azioni intraprese nella giusta direzione da parte di molte Nazioni, non si registra ancora quella discontinuità culturale e di scelte strategiche che risulta invece necessaria per raggiungere, entro il 2030, gli obiettivi indicati dall’ONU. 

Di contro, però, si registra un crescente interesse per il tema dello sviluppo sostenibile. Un interesse testimoniato dallo sviluppo di programmi educativi nelle scuole e nelle università, dalle iniziative finalizzate a coinvolgere le imprese e le comunità locali, ma anche dalle iniziative e dalle prese di posizione di diversi soggetti economici. Non ultimo il mondo degli investimenti che dedica sempre più attenzione all’investimento sostenibile e responsabile (SRI) e al cosiddetto impact investing, due termini che troppo spesso vengono utilizzati come sinonimi ma che, invece, racchiudono iniziative e obiettivi di investimento differenti. 

Tanto l’impact investing quanto l’investimento sostenibile e responsabile (SRI) producono un effetto positivo sulla società e sull’ambiente e sicuramente stiamo parlando di prodotti e iniziative che appartengono alla stessa famiglia di investimenti. Ma, mentre numerose strategie di investimento sostenibile sono incentrate sulla neutralità “doing no harm”, quando si parla di “impact investment” ci si propone di generare uno specifico impatto tangibile cercando di risolvere un problema particolare.

“Parliamo di un mercato crescente capace di fornire capitale per affrontare le più pressanti sfide mondiali in settori come l’agricoltura sostenibile, le energie rinnovabili, l’ecologia, la microfinanza, l’economico accesso a servizi di base come l’abitazione, l’assistenza sanitaria e l’educazione” spiega ad AdvisorPrivate Simona Merzagora, managing director di NN Investment Partners. “L’impact investing è, in sostanza, una strategia di investimento pensata per generare, oltre a un ritorno finanziario, un impatto misurabile e vantaggioso a livello sociale o ambientale e, per questo, deve far fronte a molte sfide”. 

Il fatto che l’impact investing miri a cambiare il mondo rende questa strategia ancora più difficile rispetto alla mera integrazione di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG, acronimo per Environmental, Social and Governance). 

Per la maggior parte dei gestori, l’analisi di tali fattori è ancora basata sulla valutazione dell’attuale stato dell’ESG, sebbene gli investitori più evoluti ora si concentrino sul miglioramento dell’ESG. Ma l’impact investing va ben oltre, con l’obiettivo di migliorare in misura significativa la situazione mondiale pur non avendo a disposizione una mole di dati e un linguaggio comune analoghi a quelli dell’ESG.

Ed è qui che entrano in gioco i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile redatti dall’ONU che si traducono in un complesso di linee-guida condivise da numerosi paesi e traducibili in 169 azioni specifiche. “NN Investment Partners ha adottato le pratiche individuate dalle Nazioni Unite come una vera e propria tabella di marcia per le proprie politiche di investimento sostenibile” spiega Merzagora. “In particolare, la strategia azionaria impact è stata strutturata intorno a un nucleo di tre macro-temi inclusi negli obiettivi di sviluppo sostenibile, sintetizzati dalle tre P di Persone, Pianeta e Prosperità. Ambiti di azione, questi, che si prestano a includere progetti locali ad alto potenziale di “trasformabilità”, in grado cioè, con un adeguato sostegno, di generare un impatto favorevole sulla società e sull’ecosistema”.

Ed ecco che nel portafoglio dei fondi “impact investing” di NN IP possono fare il loro ingresso solo le aziende che: consentono l’accesso al maggior numero di persone ai sistemi sanitari e alla sicurezza alimentare (“Persone”); contribuiscono a ridurre i danni al “Pianeta” (economia circolare, limitazione degli sprechi di acqua e di energia); collaborano al miglioramento delle condizioni di vita attraverso l’accesso all’informazione, all’istruzione e alla microfinanza (“Prosperità”).

Quello delle “tre P” è un approccio multitematico, suddiviso su tre distinte priorità: una scelta che assicura un buon grado di diversificazione, funzionale alla stabilità dei ritorni, e al tempo stesso permette di mantenere il focus su un portafoglio concentrato.

Non è un caso che i titoli inclusi nei fondi Impact di NN Investment Partners non superino la quarantina di società. È una scelta dettata dalla convinzione che una gestione “impact” efficace richieda tempo e competenze specifiche per dialogare in modo proficuo con ciascuna azienda in cui si investe: risorse che, nell’esperienza di NN Investment Partners, possono tradursi, appunto, in un impatto positivo. Da ogni punto di vista. Ma è davvero possibile monitorare l’impatto dei modelli di business e misurare la capacità di rendimento finanziario? Secondo NN IP sì, attraverso tre fondamentali criteri: la materialità, vale a dire come e quanto i prodotti e i servizi commercializzati dall’azienda selezionata incidono su ambiente e società, e quanto “pesano” i loro effetti nel fatturato complessivo dell’impresa; l’intenzionalità, ovvero quanto i fattori ESG sono inseriti nella visione dei dirigenti e nelle priorità strategiche; la trasformabilità, ovvero il potenziale innovativo di prodotti e servizi e la qualità degli investimenti in ricerca e sviluppo. Questo è impact investing: investire attivamente con il duplice obiettivo di generare un rendimento finanziario e di produrre cambiamenti sociali e ambientali concreti, definiti e misurabili. Le società che offrono ottime soluzioni a problemi sociali realizzano in genere anche buoni ritorni economici, e con un rischio inferiore dal momento che hanno minori probabilità di essere colte alla sprovvista da normative, prezzi del carbonio e simili. Contrasto della povertà, lotta ai cambiamenti climatici, tutela delle risorse, istruzione e sviluppo umano sono solo esempi delle grandi sfide che ci attendono nei prossimi anni e dalle quali dipenderà il nostro futuro, anche come singoli individui. Oggi è possibile guidare il cambiamento attraverso le proprie scelte di investimento. Ma serve una nuova consapevolezza. “L’impact investing richiede un cambiamento di prospettiva” conclude Simona Merzagora. “Avvicinarsi a questa tipologia di investimento richiede a tutti un passo indietro rispetto ai processi e alle convinzioni del momento. Con la certezza che non solo si cambia il mondo in meglio, ma anche il proprio portafoglio”.



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