La plastica ha cambiato la nostra vita. Ma ha anche stravolto gli equilibri della natura. La plastica ha un costo di produzione limitato ed è leggera, flessibile e durevole. Ma la plastica può rompersi in particelle molto piccole che possono essere ingerite dall’uomo, con conseguenze che ancora non siamo in grado di stimare. In una parola la plastica è crocevia di contraddizioni e per tutti noi è difficile schierarsi completamente a favore o completamente contro l’uso della plastica. E così il mondo continua a muoversi su questi due binari, quello critico, che ha portato alla direttiva Europea che limita l’utilizzo di plastica monouso, quello più costruttivo, che vede l’Olanda, ad esempio, riflettere sulla possibilità di sostituire le strade d’asfalto con strade di plastica riciclata con vantaggi, a detta di chi sta realizzando il progetto, in termini di rapidità di costruzione, di velocità di manutenzione, di durata nel tempo.
 

Insomma quando si guarda al mondo immaginarlo senza plastica è impossibile, ma raccolti tutti i vantaggi che questo materiale fornisce ora siamo chiamati a intervenire per ridurre le implicazioni negative che, spesso, sono particolarmente evidenti. 
 

Questo è l’obiettivo che si sono dati gli esperti di NN Investment Partners che, nella loro intensa attività di engagement, volta a individuare opportunità di investimento e a incidere positivamente sul futuro del pianeta, hanno dichiarato apertamente di volersi impegnare a fermare quel trend di inquinamento legato alla produzione e all’uso della plastica, a causa del quale nel 2050, nei nostri oceani, quest’ultima supererà i pesci (in termini di peso). 

“NN IP è consapevole della propria responsabilità nel promuovere attività di engagement sul tema della plastica con le società in cui investe, per illustrare loro il contributo che possono offrire alla transizione verso un’economia della plastica più sostenibile” spiegano gli esperti della società di gestione che chiariscono le loro linee guida: “Affrontiamo la questione ‘plastica’ proponendo tre obiettivi principali: migliorare la raccolta e la gestione dei rifiuti plastici, aumentare la riusabilità e la riciclabilità dei prodotti plastici e sostenere l’innovazione verso una produzione più sostenibile di questo materiale e l’uso di alternative rinnovabili. In un prospettiva di lungo periodo, tutti i portatori d’interesse (governi, società, azionisti e cittadini) potranno beneficiare di questa transizione”.
 

Dati alla mano, infatti, il volume della plastica prodotta ogni anno è aumentato da 2 milioni di tonnellate metriche (TM) nel 1950 a 380 TM nel 2015. Secondo le stime dei ricercatori, in questo periodo sono stati prodotti in totale 8,3 miliardi di tonnellate di plastica di nuova produzione, la cosiddetta “plastica vergine” che, spesso, diventa subito rifiuto. Degli 8,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotti nella storia dell’uomo, la maggior parte non viene più utilizzata, mentre dei 6,3 miliardi di tonnellate che sono diventati rifiuti il 79% è finito nelle discariche o nell’ambiente naturale, il 12% è stato utilizzato per il recupero energetico (incenerimento) e solo il 9% è stato riciclato. In altre parole, oltre la metà di tutta la plastica prodotta è finita nelle discariche o riversata nell’ambiente. Ipotizzando che i trend produttivi e le prassi di gestione dei rifiuti rimangano invariati, nel 2050 avremo accumulato 12 miliardi di tonnellate metriche di plastica nelle discariche e nell’ambiente naturale. E in particolare negli oceani.

Buona parte dei rifiuti plastici non gestiti correttamente finisce negli ambienti marini, dove si stima che solo nel 2010 siano stati riversati 8 milioni di tonnellate metriche di plastica. Il principale problema ambientale causato dalla plastica è che questo materiale non si decompone facilmente. I pezzi più grandi possono rompersi in molteplici frammenti più piccoli, ma secondo gli studi, alcune di queste particelle possono durare per centinaia di anni. Piccoli o grandi che siano, i frammenti di plastica possono causare una vastità di problemi. 
 

In primo luogo, gli organismi marini possono rimanervi impigliati o ingerirne i frammenti più piccoli, scambiandoli per cibo. “Fino a oggi, i dati parlano di 344 specie rimaste aggrovigliate in detriti marini (Kühn et al., 2015), di cui il 15% sono specie a rischio tra le quali uccelli, pesci, invertebrati, mammiferi marini, tartarughe e altre specie. Poiché la plastica rappresenta tra il 60 e l’80% dei detriti marini, la questione riveste notevole importanza. Secondo le stime di un altro studio del 2014, circa il 90% di tutte le specie di uccelli marini aveva frammenti di plastica nello stomaco (Wilcox et al., 2015) e questa percentuale aumenterà al 99,8% nel 2050” spiegano gli esperti di NN IP che sottolineano come i frammenti plastici possono rompersi in particole molto piccole e dare vita alle cosiddette microplastiche, già presenti in alcuni campioni di acqua di rubinetto prelevati a livello mondiale, con conseguenze ancora non note. 
 

Ma se questo è il lato oscuro della plastica, come dicevamo all’inizio, non possiamo non valutare, quando parliamo di questo materiale, del suo lato “positivo”. Ad esempio “secondo uno studio condotto negli Stati Uniti (Franklin Associates, 2014), sostituendo la plastica con altri materiali, il peso degli imballaggi aumenterebbe di 4,4 volte, con un incremento complessivo annuo di quasi 50 milioni di tonnellate metriche” chiariscono da NN IP. “Il peso extra degli imballaggi necessario per rimpiazzare la plastica avrebbe conseguenze anche sul trasporto dei prodotti. L’uso delle bottiglie di plastica, anziché di vetro, riduce di circa il 40% il carburante usato per i trasporti (The ImpEE Project, University of Cambridge)”.

Certo la riflessione più semplice potrebbe spingere i meno esperti ad affermare: cerchiamo una soluzione alla plastica. Non sarà l’unico materiale con tali vantaggi esistente al mondo? Non è l’unico ma le strade percorse o che si potrebbero percorrere non sono a “costo zero” per l’ambiente. Diverse ricerche dimostrano, infatti, che per molti tipi di imballaggi usare la plastica invece di sostituti in carta, vetro o alluminio spesso comporta una riduzione delle emissioni di gas serra. “Può sembrare un controsenso, visto che la plastica tradizionale è prodotta da materie prime fossili, tuttavia questa scoperta indica che dovremmo avere una visione assai più ampia, anziché fissarci sull’idea che gli imballaggi in plastica debbano essere sostituiti in quanto negativi per l’ambiente. Questo, ancora una volta, sottolinea le valide caratteristiche della plastica, che in alcune aree non sarà facilmente sostituibile in tempi brevi” chiosano da NN IP che, fedeli allo stile di gestione ESG, fatte le dovuto valutazioni, non restano fermi a guardare ma agiscono nel tentativo di avviare un processo di miglioramento della situazione. 
 

In particolare, la transizione verso un’economia della plastica più sostenibile richiede iniziative e collaborazione a diversi livelli. A livello nazionale e internazionale, i governi e le organizzazioni intergovernative hanno la responsabilità di incoraggiare e incentivare le imprese e i cittadini a ridurre l’uso della plastica. A loro volta, le imprese sono responsabili dell’integrazione delle bioplastiche e di altri sostituti della plastica nelle loro filiere. Sia chi produce, sia chi usa la plastica svolge un ruolo molto importante in questo senso. Una maggiore consapevolezza pubblica sulle questioni legate all’uso della plastica dovrebbe infine spingere i singoli individui a ridurne al minimo il consumo a livello personale. 

Come può, in questo scenario, l’engagement svolgere un ruolo? “NN Investment Partners si è assunta la responsabilità di affrontare le questioni ambientali nell’ambito delle attività di engagement con le società” affermano gli esperti della società. “Le sfide relative all’uso della plastica sono diventate uno dei temi dell’engagement con le aziende coinvolte nella catena di valore della plastica. Per affrontare il problema è necessario focalizzarsi sulle industrie che ne fanno un uso più intensivo: beni di consumo, automotive ed elettronica. A riguardo abbiamo individuato tre aree di miglioramento, sulle quali verte il confronto nell’ambito dell’engagement con le società”: raccolta e gestione dei rifiuti, migliore riutilizzo e riciclaggio, innovazione verso soluzioni sostenibili. 
 

Per quanto riguarda la prima area di miglioramento gli esperti di NN IP è possibile promuovere la gestione e il recupero dei rifiuti aumentando il valore residuo della plastica dopo l’utilizzo, per esempio con incentivi finanziari diretti per l’industria a fronte di aggiustamenti al design di prodotto e alla produzione della plastica per aumentarne la riciclabilità, e quindi il valore dopo l’utilizzo. 
 

Oltre a essere raccolti in maniera efficace, i rifiuti devono essere differenziati separando la plastica dagli altri materiali, in quanto la contaminazione da parte di altri materiali complica il processo di riciclaggio. I sistemi per separare i rifiuti indifferenziati devono essere migliorati e spetta alle autorità promuovere la raccolta differenziata della plastica. Probabilmente alcuni prodotti dovranno essere ridisegnati per renderli più adatti al riutilizzo o al riciclo. Alcune plastiche, per esempio, potrebbero essere rese più durevoli per aumentarne la riusabilità. Al tempo stesso è necessario limitare la troppo ampia diversità di plastiche in uso. 
 

Infine, per rendere l’industria della plastica più sostenibile e orientarla verso un’economia circolare è necessario un notevole impegno nelle attività di ricerca e sviluppo. La spesa R&D può contribuire alla standardizzazione dei tipi di plastica e ai controlli di qualità della plastica riciclata, nonché a scollegare la produzione della plastica dalle materie prime fossili per passare ad alternative rinnovabili. 
 

In conclusione, pur trattandosi di un materiale che offre innegabili vantaggi, è necessario un cambiamento per rendere più sostenibile l’economia di questo materiale. E il cambiamento è tutt’altro che impossibile.



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