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09/01/2013

Pf, una vittoria di tutti

di Andrea Giacobino

I consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) italiani affrontano il 2013 con la consapevolezza di aver chiuso il 2012 vincendo una battaglia importante. Prima l’aula del Senato della Repubblica poi quella della Camera hanno, infatti, votato negli ultimi giorni dello scorso dicembre il cosiddetto “Decreto crescita” ove è stato inserito un emendamento che ha abolito l’obbligo della doppia iscrizione all’Albo dei Consulenti Finanziari (ex-promotori finanziari) (APF) retto dall’apposito organismo presieduto da Giovanna Giurgola Trazza e guidato da Giuseppe Capobianco e all’Organismo per gli Agenti in attività finanziarie e Mediatori creditizi (OAM). La doppia iscrizione, lo ricordiamo, fu inserita lo scorso 14 settembre in un decreto varato dal Consiglio dei ministri e risulta ad ADVISOR che la norma sia stata suggerita dalla Banca d’Italia con il consenso del Ministero dell’economia e delle finanze retto da Vittorio Grilli.
 
Sull’assurdità del provvedimento tutti i protagonisti del settore hanno detto, giustamente, la loro. ADVISOR - a vicenda felicemente conclusa - si prende il merito di essere stato il primo, qualche giorno dopo la misura governativa, ad aprire le sottoscrizioni da parte dei consulenti (ex-promotori) a una lettera aperta indirizzata al Presidente del consiglio Mario Monti per invitarlo a recedere dal provvedimento, che avrebbe comportato per i consulenti (ex-promotori) - già alle prese da anni con una lunga crisi dei mercati - un aggravio di costi e che oltretutto era perfettamente inutile, tenuto conto che i professionisti del risparmio sono da anni sotto la vigilanza occhiuta della Consob, cui si deve anche la nascita dell’APF. 
La lettera aperta di ADVISOR a Monti è stata sottoscritta da centinaia di consulenti (ex-promotori), a dimostrazione della capacità di penetrazione nelle problematiche della categoria da parte del nostro giornale e delle strutture online ad esso organiche 
 
Ma poi bisogna riconoscere che altri hanno fatto la loro parte fino in fondo. A cominciare dall’Anasf guidata da Maurizio Bufi, che ha manifestato immediatamente una decisa contrarietà al provvedimento, avviando poi una mobilitazione dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari) via web: “la nostra è una categoria professionale - ha stigmatizzato Bufi - riconosciuta e disciplinata già da vent’anni. Ha una sua forma, una sua identità definita. A questo punto sarebbe incongruente e inopportuno associarla ad altre professioni”. 
“La nuova misura normativa - ha poi attaccato la Giurgola Trazza - non appare razionale e non ha nessuna ragione di fondo comprensibile. 
Il nuovo albo (OAM, ndr) è stato creato per chi propone e conclude esclusivamente i contratti sui prodotti bancari come mutui e prestiti, mentre il consulente finanziario (ex-promotore finanziario), in primo luogo, si occupa di consulenza e gestione dei portafogli a 360 gradi e non ha potere di rappresentanza per concludere i contratti. Quindi si tratta di un’attività differente, già sottoposta a controllo”. 
 
Anche il Parlamento ha fatto poi la sua parte in questa battaglia, non foss’altro perché il provvedimento del governo aveva di fatto sconfessato le conclusioni cui erano giunte le Commissioni finanze di Camera e Senato. Va riconosciuta a tal proposito la particolare sensibilità dimostrata sul tema da alcuni senatori rigorosamente bipartisan, da Rosario Giorgio Costa (PdL) a Maria Leddi (Pd), fino a Maria Ilda Germontani (PdL) e Elio Lannutti (Idv). Sono stati questo quattro “moschettieri” prima a rivolgere un’interrogazione al ministero di Via XX Settembre sul tema e poi a condurre in porto l’inserimento dell’emendamento che ha eliminato l’obbligo della inutile e onerosa doppia iscrizione. Insomma, il lavoro di tutti e una vittoria di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della professionalità dei consulenti finanziari (ex-promotori finanziari).
Buon 2013!

Articolo tratto da ADVISOR, newsmagazine della consulenza finanziaria

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