Il ritorno dei “Roaring Twenties”

Al di là delle parole, alla fine contano “i numeri”. Il fascino dell’economia è questo: puoi enfatizzare un risultato, ma il bilancio complessivo non lo puoi cambiare. È inevitabile per tutti fare i conti con la realtà.
21/09/2019 | Francesco D'Arco

Al di là delle parole, alla fine contano “i numeri”. Il fascino dell’economia è questo: puoi enfatizzare un risultato, ma il bilancio complessivo non lo puoi cambiare. È inevitabile per tutti fare i conti con la realtà. Una realtà che, quando parliamo di risparmio gestito, presenta diverse ombre, ma anche opportunità. 

Partiamo dalle ombre: secondo la 17esima edizione del report sull’asset management globale di Boston Consulting Group (GAM 2019 - Will these ’20s roar?), nell’ultimo anno il settore dell’asset management globale ha manifestato il primo calo significativo dal 2008, con una riduzione delle masse che ha toccato i 3mila miliardi di dollari. In particolare, nel 2018 il valore delle attività gestite è diminuito del 4% a livello mondiale, scendendo a 74,3 bilioni di dollari rispetto ai 77,3 dell’anno precedente: nel 2018 i nuovi flussi netti sono stati di 944 miliardi di dollari, al di sotto dei 2,15 bilioni del 2017. E se guardiamo al mercato italiano la situazione non è migliore. Anzi. Secondo i dati Assogestioni, tra gennaio e giugno 2019, emerge un saldo semestrale “reale” negativo per 4,75 miliardi (i +48 mld indicati dall’associazione sono influenzati dall’operazione interna del gruppo Poste Italiane che ha fatto rientrare a gennaio, nel perimetro Assogestioni, circa 53 miliardi, ndr). Se a questi deflussi aggiungiamo i -4,11 miliardi persi alla fine del quarto trimestre 2018 ci troviamo di fronte a un settore che, dopo circa 6 anni di raccolte semestrali record, deve fare i conti con 9 mesi in rosso: -8,86 miliardi tra inizio ottobre 2018 e fine giugno 2019. Con questi numeri, vi chiederete, dove sono le opportunità? Secondo gli esperti di BCG le prospettive del prossimo decennio indicano volatilità in crescita e concorrenza più serrata anche da parte di nuovi attori, in un quadro di generale incertezza economica. Quindi? Niente paura. Le opportunità ci sono e arriveranno dall’uso della tecnologia, che può portare incrementi di efficienza fino al 30%, insieme alle scelte strategiche su economie di scala, forza dei marchi e distribuzione. Secondo BCG, la formula per il successo negli anni ’20 sarà sempre più binaria, con gli asset manager chiamati a scegliere tra due modelli: le “boutique alpha”, che possono raggiungere ottimi guadagni massimizzando la capacità d’investimento; o i grandi player capaci di gestire oltre mille miliardi di dollari in AuM e di offrire una gamma completa di prodotti. Penalizzate le società di medie dimensioni, poco specializzate e non in grado di sfruttare le economie di scala. Sarà davvero così? Difficile dirlo, le ricerche hanno il ruolo di indicare una rotta, non necessariamente la realtà futura. Di certo gli imminenti anni ’20 - se ci si muove lungo i binari indicati da BCG - hanno le carte in regola per trasformarsi nei nuovi “Roaring Twenties”: ruggenti e ricchi di fermento in tutti gli ambiti, compreso il risparmio gestito. Starà ai singoli attori coglierne le opportunità evitando - ovviamente - lo stesso finale degli originali anni ’20 del secolo scorso.

Tratto dall'editoriale del numero di settembre di ADVISOR, in edicola i questi giorni

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