Clienti e liquidità, così il Covid-19 ha cambiato il rapporto

Il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, ma molti clienti hanno scelto la via dei depositi. Anche se alcuni clienti hanno preferito investire. Ecco la mappa realizzata da Banca d'Italia.
16/01/2021 | Francesco D'Arco

Per gestire questa crisi non dobbiamo guardare al passato. Le altre crisi, quando si parla di economia e finanza, hanno presentato dinamiche molto differenti da quelle che registriamo oggi. La conferma arriva dal comportamento stesso delle famiglie italiane che, nel primo semestre dell’anno scorso, in piena prima ondata, si sono scontrate con un calo del reddito, una profonda flessione dei consumi e uno straordinario tasso di risparmio: tutti trend che non si ritrovano nelle ultime crisi. A rivelarlo l’Ufficio Studi della Banca d’Italia che ha diffuso il 14 gennaio 2021 il report “I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19”.

 

“Nel primo semestre del 2020 i redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono ridotti dell’8,8 per cento rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2 per cento) e di quella dei debiti sovrani (-3,4 per cento) riflettendo l’andamento delle poste principali” si legge nel report della Banca d’Italia. “I redditi da lavoro dipendente sono scesi dell’8,7 per cento per effetto del calo dei redditi unitari (-7,0 per cento) e dell’occupazione alle dipendenze (-1,7 per cento), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici (il risultato netto di gestione e il reddito misto netto) sono diminuiti del 7,4 per cento; gli altri redditi, infine, sono calati del 13 per cento”. 

 

Questa flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8 per cento) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, “grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3 per cento) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali”. Ma nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi nella prima metà dell’anno è stato “eccezionalmente ampio (-9,8 per cento)” spiegano dalla Banca d’Italia. 

 

Di riflesso abbiamo registrato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi: “il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2 per cento), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi”.  Una crescita che è stata caratterizzata, come è stato più volte sottolineato, da un forte aumento della liquidità delle famiglie: “Sul lato dell’attivo, il circolante e i depositi sono aumentati nel semestre, rispettivamente di 11,3 e 35,4 miliardi, registrando gli aumenti più forti dall’avvio della moneta unica per il primo e dal 2012 per i secondi”. 

 

Ma, attenzione, vietato fare di tutta l’erba un fascio. I clienti non sono tutti uguali e i dati lo confermano: “Secondo le statistiche bancarie, l’andamento dei depositi non è stato uniforme tra la clientela suddivisa per importi di giacenza” si legge nel report della Banca d’Italia. “La crescita dei depositi compresi tra 12,5 e 50 mila euro è stata significativa, mentre si è registrato un lieve calo tra i depositi superiori ai 500 mila euro, suggerendo una differente preferenza per la liquidità tra le classi durante la pandemia”. Differenze che emergono anche se si analizzano gli acquisti di titoli pubblici, che si sono concentrati nel secondo trimestre, quando le famiglie hanno assorbito titoli per 9,9 miliardi, pari a circa il 9 per cento delle emissioni nette, più che compensando le vendite per 4,8 miliardi registrate nel primo trimestre. “Sempre sulla base delle statistiche bancarie” spiega il report della Banca d’Italia, “oltre la metà degli acquisti del semestre è riconducibile a conti di deposito titoli con valori mobiliari a custodia compresi tra i 50 e i 250 mila euro; al contrario, i conti con valori mobiliari superiori ai 500 mila euro, a cui era riconducibile alla fine del 2019 oltre la metà dei titoli pubblici di proprietà delle famiglie, non hanno registrato acquisti significativi. Ulteriori 17,7 miliardi sono stati investiti in strumenti del risparmio gestito (di cui 9,3 miliardi in quote di fondi comuni e 6 miliardi in polizze del ramo vita), mentre i crediti commerciali e le altre attività si sono ridotti per 24,9 miliardi” concludono dalla Banca d’Italia.

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