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Da un grande potere grandi responsabilità

2/5/2022 | Francesco D'Arco

Il 2022 si è aperto con una conferma: l’industria del risparmio gestito è attore protagonista dell’economia italiana. A rivelarlo i numeri diffusi da Assogestioni, ma anche quelli comunicati dall’Istat e dalla Banca d’Italia.


I primi sono dati che conosciamo bene, ma che vale la pena ricordare: +91,7 miliardi di raccolta netta nel 2021, di cui 64,7 in fondi comuni aperti; 2.582 miliardi di patrimonio netto gestito, di cui 1.263 investiti in fondi comuni. Numeri che equivalgono a una crescita, dal 2005 a oggi, di ben 1.532 miliardi a livello di masse (+145%).

Ma accanto alla rilevazioni dell’associazione guidata da Tommaso Corcos, spiccano i dati diffusi da una pubblicazione firmata congiuntamente da Istat e Banca d’Italia, “La ricchezza dei settori istituzionali in Italia 2005|2020”. Secondo le stime elaborate dai due uffici studi alla fine del 2020 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 10.010 miliardi di euro, 8,7 volte il loro reddito disponibile. Si parla di una crescita dell’1% (circa 100 miliardi) rispetto al 2019, e di una crescita di circa 20 punti percentuali rispetto agli 8.403 miliardi del 2005 [...]. Le attività finanziarie hanno, invece, raggiunto 4.800 miliardi, in crescita rispetto all’anno precedente di circa 200 miliardi e di 1.000 miliardi rispetto al 2005. Dal lato finanziario, alla fine del 2020, il risparmio gestito (quote di fondi comuni, riserve assicurative e fondi pensione) era pari al 17% della ricchezza lorda, seguito dai depositi (14%) e dalle azioni e altre partecipazioni (9%). Il peso delle abitazioni sul totale delle attività, nel 2020, era pari al 47%, un valore solo leggermente superiore a quello osservato nel 2005. Diverso il discorso per i fondi comuni, che sono passati dai 426 miliardi del 2005 ai 689 miliardi del 2020, una crescita di oltre 60%, e per le riserve assicurative e i fondi pensione cresciuti del 111% grazie al salto dai 612 miliardi del 2005 agli attuali 1.185 miliardi.

Numeri che hanno permesso al risparmio gestito di aumentare il peso nella ricchezza della famiglie italiane (dall’11% del 2005 al 17% del 2020), ma che soprattutto rendono il risparmio gestito un protagonista indiscusso dell’economia italiana. Un ruolo attribuitogli direttamente dalle famiglie e che obbliga tutti gli attori dell’industria ad acquisire una nuova consapevolezza. Non siamo più di fronte ad un’industria di nicchia, oggi, come afferma Corcos nell’intervista rilasciata su questo numero di ADVISOR l’industria è “un interlocutore importante per le imprese, dalle quali veniamo considerati un attore sempre più rilevante di fianco al canale bancario tradizionale. È un ruolo di cui siamo consapevoli e che vogliamo rafforzare assumendoci piena responsabilità sia di fronte alle aziende sia ai risparmiatori”. Per usare una metafora “marveliana”, non siamo più di fronte a una “amichevole industria di quartiere”, ma ad un attore nazionale. Quindi, senza più alibi, il mondo del risparmio gestito deve affrontare questo 2022 con la consapevolezza che, da “un grande potere (dato dalla gestione di così tanta ricchezza) derivano grandi responsabilità”.

 

Editoriale tratto dal numero di ADVISOR in uscita settimana prossima

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