La verità, vi prego, sulla sostenibilità

Nel momento in cui abbiamo iniziato a parlare di evoluzione green del risparmio gestito e della finanza in generale abbiamo immortalato l’immagine di un mondo di straordinaria bellezza, fatto di emissioni net-zero, economia circolare, parità di genere e così via. Ma la strada da percorrere è lunga...
11/06/2022 | Francesco D'Arco

There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.

 

La celebre frase di Dorian Gray potrebbe essere utilizzata oggi per avviare una riflessione sul termine “sostenibilità”. Nel caso del personaggio creato da Oscar Wilde, quella estrema volontà di far parlare di sé, di sentirsi il centro del mondo e al di sopra di tutto e tutti lo conducono all’autodistruzione, affascinato da quel breve ed eccezionale momento ritratto dal quadro. La sostenibilità non può e non deve correre questo rischio. Nel momento in cui abbiamo iniziato a parlare di evoluzione green del risparmio gestito e della finanza in generale abbiamo immortalato l’immagine di un mondo di straordinaria bellezza, fatto di emissioni net-zero, economia circolare, parità di genere e così via. Ma la strada da percorrere è lunga e non basta usare il termine “sostenibilità” per sostenere che il “mondo è cambiato”. Servono fatti concreti. Se alla fine quest’opera sarà ammirevole dipende dalle scelte compiute ora.

 

Da un lato, alla fine del primo trimestre 2022 la quota di mercato dei fondi art. 8 e 9 è cresciuta, rispetto allo stesso periodo del 2021, fino al 34% dell’intera industria, 1.897 art. 8 e 9 su 5.525 fondi aperti (erano 1.205 nel primo trimestre 2021, su 5.419 fondi totali, dati Assogestioni, ndr). Dati che mostrano un’evoluzione graduale di questo mercato. Dall’altro, molte SGR sono finite nel mirino degli investitori per la poca chiarezza di alcune scelte o a causa di affermazioni “non sostenibili”. L’ultimo esempio ha riguardato Stuart Kirk, direttore globale degli investimenti responsabili di HSBC AM, che ha dichiarato che “il cambiamento climatico non è un rischio finanziario di cui dobbiamo preoccuparci”. Affermazione che ha generato, secondo quanto riportato da Reuters, diverse reazioni tra gli investitori. 

 

In mezzo l’economia reale e la politica che stentano a trasformare in fatti le promesse arrivate con il PNRR: secondo le analisi condotte dall’Italy for Climate nel 2021 l’Italia ha installato solo 1,4 milioni di kW (GW) di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, molto meno di tutti gli altri grandi Paesi europei. “Gli interventi messi in campo finora non sono riusciti a sbloccarle la situazione” scrivono gli esperti di Italy for Climate. E non dimentichiamo che dei 191,5 miliardi di euro di risorse europee messe a disposizione dell’Italia, il nostro PNRR destina il 37,5% (71,7 miliardi) per gli obiettivi climatici.

 

Insomma, da un lato, i numeri che confermano l’esistenza di risorse importanti per agire concretamente a favore della sostenibilità in tempi rapidi. Dall’altro dichiarazioni, prospetti e decisioni che mostrano un andamento più lento. La sostenibilità è una necessità per il mondo e per l’economia e non chiede, come Dorian Gray, di parlare di sé, ma vuole concretezza. Chiede azioni. A volte basta inserire un termine in ogni dibattito per svuotarlo lentamente di contenuto. Non possiamo correre questo rischio. In ballo c’è anche la credibilità dell’industria del risparmio gestito. Non vendiamo l’idea del tutto e subito, perché se parliamo di sostenibilità la verità è inevitabilmente un’altra. Dichiariamola.

 

Editoriale tratto dal numero in edicola in questi giorni, disponibile anche in versione digitale su myadvisoronline.it

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