Savona: “Chiudere la Borsa sarebbe stato un errore”

“Fermare le contrattazioni significa uscire dall'economia di mercato e far andare risorse all'estero". Lo ha spiegato il presidente della Consob in Parlamento
29/05/2020 | Redazione Advisor

Paolo Savona non usa giri di parole e davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario e chiede di cambiare le leggi. Nello specifico il presidente della Consob spiega che "la legislazione vecchia non funziona più, per intervenire con tempestività ed efficacia sui mercati, in "un sistema finanziario costruito al di fuori dell'ipotesi Covid-19, che non dipende da domanda e offerta ma è una crisi esogena".

Insomma, si tratta di un sistema che di fronte ad emergenze straordinarie "non funziona. Non chiedo più poteri ma che ci sia qualcuno che decida e che si prenda la responsabilità", sottolinea, dopo aver commentato i tempi per lo stop alle vendite allo scoperto: per il primo intervento "abbiamo dovuto chiedere l'opinione dell'Esma", e per estenderlo per tre mesi una valutazione "collegiale dell board del'Esma" E aggiunge: "Dobbiamo distinguere la speculazione allo coperto dalla speculazione sui titoli. La speculazione allo scoperto è solo una parte e ha avuto un effetto del tutto marginale".

Savona spiega che "se volevamo evitare tutta la speculazione potevamo la chiusura la Borsa ma il potere anche qui non ce l'ha la Consob ma il ministro del Tesoro". L’ex ministro ritiene che “la Borsa debba rimanere aperta. Essendo aperte altre Borse il risparmio sarebbe andato là. Non ho esercitato pressioni sulla chiusura della Borsa perchè la ritenevo un errore", e fermare le contrattazioni "significa uscire dall'economia di mercato" e far andare risorse "all'estero".

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