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Conta il tempo, non il timing

3/13/2024 | Matteo Astolfi*

In passato, le recessioni si sono verificate per una serie di motivi, ma tipicamente derivano dagli squilibri economici che in ultima istanza devono essere corretti. Per ritrovare un certo equilibrio...


In passato, le recessioni si sono verificate per una serie di motivi, ma tipicamente derivano dagli squilibri economici che in ultima istanza devono essere corretti. Per ritrovare un certo equilibrio non è pensabile che un periodo di crescita così sostenuto non sia seguito da un’occasionale flessione. Sono fenomeni normali. Previsti. Sani. La buona notizia è che le fasi di ribasso dei mercati tendono a durare relativamente meno rispetto a quelle di ripresa. Quando si è nel bel mezzo di una crisi, questa parrebbe non finire mai; in realtà, l’impatto di una fase ribassista è molto meno incisivo dello slancio a lungo termine di una fase rialzista. Sebbene ogni contrazione dei mercati sia a sé stante, i periodi di ribasso statunitensi dal 1950 sono durati in media 12 mesi, a fronte di mercati rialzisti con durata cinque volte più lunga. Altrettanto evidente è la differenza nei rendimenti. Sebbene i rialzi abbiano offerto mediamente un guadagno del 265%, le riprese non seguono quasi mai un tracciato regolare. Gli investitori sono spesso chiamati a confrontarsi con notizie allarmanti, una forte volatilità e ulteriori flessioni azionarie. Tuttavia, gli investitori che hanno mantenuto saldo il proprio obiettivo, si sono ritrovati in una posizione più vantaggiosa quando la ripresa ha iniziato a manifestarsi.

Supponendo che la maggior parte delle banche centrali abbia concluso - o stia per concludere - il suo ciclo di rialzi dei tassi, per gli investitori si presenta un’eccellente opportunità per tornare ad allocare i capitali disponibili. L’esodo dai mercati azionari e obbligazionari verso la liquidità osservato negli ultimi anni è più che comprensibile, ma chi continua a non investire potrebbe perdere l’occasione di posizionare i propri portafogli per un successo a lungo termine. Storicamente, il periodo intercorrente tra la fine di un ciclo di rialzo dei tassi e il primo taglio ai tassi ha rappresentato un’opportunità cruciale per gli investitori di reinvestire la liquidità in azioni e obbligazioni. In passato, quella “finestra” è durata in media 10 mesi. A nostro avviso, siamo all’apice di una transizione importante, in cui gli investitori a lungo termine possono trovare interessanti opportunità d’investimento in azioni e obbligazioni.

Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a un periodo di grandi cambiamenti. Tuttavia, nel mondo degli investimenti è il tempo che conta, non il “timing”. Ritirare i propri capitali nelle fasi di ribasso implica che, se non si riesce a reinvestire al momento giusto, non si potrà godere appieno dei vantaggi della ripresa. Consideriamo l’esempio di un ipotetico investimento di 10.000 dollari nell’Indice S&P 500 effettuato il 1° luglio 2013 e mantenuto per 10 anni. Mantenere l’investimento durante i due mercati ribassisti di quel periodo può essere stato difficile, ma il portafoglio di questo ipotetico investitore paziente sarebbe quasi triplicato. Se questo stesso investitore avesse invece cercato di indovinare il timing del mercato e avesse perso anche solo alcuni dei giorni più proficui, avrebbe danneggiato in modo significativo i risultati conseguiti nel lungo termine. Quindi, più sono i giorni “buoni” persi, maggiori sono le opportunità mancate.

A partire dal 2024, è difficile ricordare un altro periodo in cui le prospettive erano così incerte. Recessione o espansione? Inflazione o deflazione? Tassi di interesse più alti o più bassi? In qualità di investitori a lungo termine, preferiamo concentrarci sulle tendenze più ampie, sugli eventi che potrebbero influenzare non solo il prossimo anno, ma anche il prossimo decennio o più.

Non pretendiamo di avere tutte le risposte, ma è nostro compito esplorarle attraverso un’esaustiva ricerca fondamentale bottom-up.

*managing director - head of client group - Italy Capital Group
(contributo tratto dal numero 1 anno 2024 di Advisor) 

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