Volatilità in aumento? Allianz G.I. spiega come cautelarsi

Nei prossimi mesi la Realpolitik potrebbe provocare un aumento della volatilità. Cosa fare in questo caso? Cerca di spiegarlo Stefan Scheurer, vice presidente e global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors
14/04/2014 | Redazione Advisor

Nei prossimi mesi la Realpolitik potrebbe provocare un aumento della volatilità. Cosa fare in questo caso? Cerca di spiegarlo Stefan Scheurer, vice presidente e global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors

 

Nei prossimi mesi i mercati azionari dovrebbero godere del supporto di una politica monetaria ancora accomodante e di un’accelerazione della crescita. Le valutazioni dell’azionario globale si attestano leggermente al di sopra dei livelli storici. Il P/E di Shiller corretto per il ciclo mostra differenze significative a livello di singole aree e paesi. In un contesto di rendimenti reali modesti, i dividendi continueranno probabilmente a rappresentare un elemento importante per i rendimenti azionari complessivi. 

 

A livello di aree, in Europa si rilevano progressi nel superamento delle tendenze recessive, soprattutto nei paesi periferici. Negli utili aziendali si delineano casi di indebolimento causati dal rallentamento dei paesi emergenti: tuttavia, le valutazioni interessanti e la continua raccolta continuano a sostenere questo segmento.

 

La recente debolezza dei dati sull’economia Usa è prevalentemente riconducibile al clima particolarmente rigido. Alla luce della ripresa congiunturale e di uno slancio positivo del mercato occupazionale, la Fed ha ridotto il programma di acquisto titoli di altri 10 miliardi di dollari a 55 miliardi mensili. Il miglioramento del contesto congiunturale dovrebbe influire positivamente sulle previsioni delle aziende e, di conseguenza, sulla dinamica delle revisioni delle stime sugli utili societari. Tuttavia, in base al P/E di Shiller, il mercato USA risulta tra i mercati azionari più cari, anche da un punto di vista storico.

 

In Giappone si iniziano a vedere i primi risultati dei forti stimoli fiscali e monetari del governo Abe. La debolezza dello yen ha contribuito ad aumentare la competitività del Giappone, favorendo le aziende orientate all’esportazione.Tuttavia, in assenza di progressi sul fronte delle riforme strutturali e di un aumento della domanda privata interna, difficilmente l’“Abenomics” potrà avere effetti positivi duraturi.

 

I paesi emergenti devono fare i conti con una serie di difficoltà: il forte aumento del debito nel settore privato, in particolare in Cina; la riduzione degli acquisti di titoli da parte della Fed negli Stati Uniti, che potrebbe innescare una nuova fuga di capitali; la debolezza dello yen, che minaccia la competitività degli esportatori asiatici. Gli ultimi dati economici pubblicati, in particolare relativi a vendite al dettaglio, produzione industriale ed esportazioni, indicano un rallentamento della crescita. La lunga marcia della Cina da Mao al mercato è entrata in una nuova fase. Ora i mercati devono comprendere che il governo consentirà sempre più maggiori oscillazioni, che influenzeranno l’andamento congiunturale e dei mercati finanziari.

 

Dal punto di vista dei settori, i titoli energetici e farmaceutici risultano interessanti grazie a dividend yield attraenti e interessante crescita dei dividendi, con la possibilità di ulteriori incrementi delle distribuzioni (sinora contenute). Dopo la recente debolezza, il settore (non ciclico) dei beni di consumo torna in evidenza, grazie all’orientamento verso i business difensivi ed al potenziale di crescita a lungo termine.

 

Per quanto riguarda le obbligazioni europee, i rendimenti dei Bund a lungo termine hanno registrato un aumento sulla scia del rialzo dei rendimenti Usa da maggio 2013. I titoli con scadenze più lunghe devono assorbire l’attenuarsi della crisi fiscale e la continua ripresa congiunturale, ma il mantenimento a politica monetaria nel complesso ancora aggressiva dovrebbe comunque evitare un più brusco incremento dei rendimenti. I mercati periferici di Eurolandia scontano ancora probabilità di default eccessive per i prossimi 5 anni. Per i mesi a venire ci attendiamo una progressiva normalizzazione, di pari passo con il rientro della crisi fiscale europea: nell’ambito dei titoli governativi europei, il focus dovrebbe essere sulle obbligazioni dei paesi periferici.

 

Sul fronte obbligazioni internazionali, le attese del mercato circa un cambiamento di rotta della politica monetaria nel medio periodo hanno determinato, a partire dallo scorso maggio, un rialzo dei rendimenti dei titoli governativi statunitensi.I titoli con scadenza più lunga si muovono su un terreno fragile, a fronte di un contesto macroeconomico solido e della riduzione in corso degli acquisti di titoli obbligazionari. Il profilo attualmente ripido della curva dei rendimenti e quindi i possibili guadagni sulle strategie roll-down, dovrebbero tuttavia contribuire a mantenere stabile il livello dei rendimenti.

 

Nell’ambito di un portafoglio diversificato, il contesto per i titoli governativi dei mercati emergenti si conferma positivo. Nel breve termine l’asset class è tuttavia penalizzata dal minor momentum congiunturale e dai continui deflussi di capitali internazionali. In base alle valutazioni, il debito emergente si conferma un investimento a lungo termine interessante.

 

I premi per il rischio delle obbligazioni societarie Usa (anche high yield) sono giustificati dai dati attuali su fondamentali e mercati. Attualmente i modelli, sulla base degli spread rispetto ai titoli governativi, non mostrano alcuna sopravvalutazione dei titoli corporate in euro (investment grade) e delle obbligazioni high yield. Le obbligazioni societarie offrono tuttora spread attraenti rispetto a quelle governative.

 

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