UBS Global AM: cosa ci piace (ancora) negli emergenti

C’è molto rumore in questo momento in questa asset class. Ecco le aree e i settori su cui puntare
10/07/2015 | Massimo Morici

C’è molto rumore in questo momento sui mercati emergenti. Per fare una corretta analisi bisogna però notare che questi mercati sono fondamentalmente vicini alla fine del ciclo economico, iniziato con il boom nel 2003 e che ha subito una correzione tra il 2010 e il 2012. “Negli ultimi anni del boom, alcuni dati, per esempio quello del debito, si sono necessariamente consolidati. Attualmente, crescita economica e il credito stanno rallentando, anche se ci sono alcuni fattori positivi da tenere in considerazione, come la serie di riforme previste nell’agenda di alcuni Paesi, in particolare in Asia” spiega Projit Chatterjee, equity strategist global emerging markets e Asia Pacific di UBS Global Asset Management.

Secondo Chatterjee, che si aspetta possibili venti contrari, ma rimane positivo sul medio e lungo termine, le valutazioni delle società dei mercati emergenti sono convenienti a livello strutturale considerando il fattore demografico e la crescita economica sempre più legata ai consumi. Sul fronte azionario UBS Global AM predilige l’India, che sembra avere la migliore in una prospettiva di medio e lungo termine e anche da un punto di vista di crescita strutturale, dal momento che l’economia sembra aver raggiunto il suo livello più basso. “La strada intrapresa da Modi – spiega - sembra valida, anche se lenta, e anche per quanto riguarda le imprese che operano sul mercato ci sono buone prospettive”.

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Tra i settori che ritiene più interessanti, Chatterjiee mette al primo posto il farmaceutico di alta qualità con un buon management, che beneficia della quota di mercato negli Stati Uniti così come del mercato interno. “C’è poi il settore IT, nel quale ci sono compagnie amministrate molto bene che traggono beneficio anche dall’attività non solo domestica. Siamo positivi anche sul settore automobilistico - che ha avuto uno spazio importante nella ripresa del Paese - e su quello bancario, dove alcuni istituti privati sono ben gestiti e dovrebbero essere in grado di giocare un certo ruolo nella ripresa indiana”.

“Per quanto riguarda la Cina, guardiamo con interesse ad alcuni settori come l’e-commerce e l’healthcare che appaiono attraenti, ma anche le compagnie assicurative sono un’altra aerea interessante. A differenza di altri Paesi, in cui stiamo assistendo ad un rallentamento economico ciclico, in Cina il rallentamento è più strutturale”. L’Indonesia, secondo lo strategist, ha una buona storia strutturale a lungo termine, nonostante ci siano fattori negativi sul breve. “Siamo positivi - conclude - anche sulle Filippine, che mostrano una buona crescita economica e del credito destinata a proseguire. Guardando al di fuori dell’area Asia –Pacifico, infine, troviamo interessante il settore bancario di Paesi come Messico o Brasile”.

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