Garau (Pioneer): "Pronti a un nuovo trend del GDP USA"

Siamo vicini all'inizio di un quinto nuovo ciclo del PIL americano che, purtroppo, si tradurrà in un trend preoccupante per i bond.
12/12/2016 | Francesco D'Arco

"Quando abbiamo lanciato il fondo Pioneer Funds - Flexible Opportunities c'era la convinzione che il QE potesse generare una accelerazione del tasso di inflazione e quindi abbiamo ritenuto fosse giunto il momento di offrire a tutta la clientela che fino a quel momento era interessata esclusivamente a investimenti obbligazionari un prodotto in grado di soddisfare le loro esigenze ma che non fosse troppo dipendente dall'asset class obbligazionaria, che al momento non offre rendimenti interessanti". Così Michele Garau Senior Vice President e Portfolio Manager di Pioneer Investments, presenta il fondo che gestisce insieme a Howard Weiss, e che si vuole distinguere sul mercato per la strategia di gestione che si fonda sull'analisi di un'unica grande variabile: il tasso di crescita del GDP nominale degli USA.

 

"Se dovessi sintetizzare la nostra strategia di gestione direi che per ogni nostra valutazione partiamo dal tasso di crescita del GDP nominale degli USA: è questa la variabile fondamentale. Una variabile che, dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, ha registrato 4 grandi trend" chiosa Garau che ricorda il grande impatto che il GDP ha su azioni e obbligazioni. In particolare, queste ultime, "replicano quasi fedelmente l'andamento del GDP".

 

A questo punto quali sono le previsioni per il GDP americano? "Per prevedere l'andamento del GDP scomponiamo il dato in tre altre variabili che più di altre ne spiegano e anticipano l'andamento: la crescita della forza lavoro, il tasso di inflazione, la produttività della forza lavoro" risponde Garau. "Il primo dato" spiega "ha decelerato fino a metà 2016 e ora comincia a dare segni di stabilizzazione con accenni di un minimo di accelerazione. Anche il tasso di inflazione, dopo una  decelerazione registrata fino a un paio di mesi fa, inizia a dare segnali di accelerazione. Mentre la produttività del lavoro ha toccato il "bottom" e ora comincia a muoversi lateralmente. Ma anche in questo caso confidiamo in una accelerazione". Se sommiamo queste tre previsioni si può prevedere un GDP nominale intorno al 2,5%-3%. "Ma soprattutto pensiamo che se le accelerazioni previste saranno confermate il dato potrà passare iniziare a spingersi verso il 3,5%-4% avviando, in un arco temporale di 75 anni, un quinto e nuovo trend di lungo periodo del GDP".

 

E quali effetti ci saranno sul mercato? "Purtroppo crediamo sia un trend preoccupante per i bond. Un trend che potrebbe generare una sostanziale compressione dei ritorni prodotti dal l'investimento di questa asset class. Il punto di partenza per cui siamo pessimisti sul futuro dei bonds è che negli ultimi 10 anni i flussi si sono riversati sul reddito fisso e i term premia sono attualmente negativi. Temiamo il peggio. Può il rialzo dei rendimenti esser assorbito dalle azioni? Entro certi limiti, sì, poiché l’equity risk premium è molto elevato. Per questo al momento crediamo che la cosa migliore sia non andare oltre il 15% di investimenti obbligazionari in portafoglio" conclude Garau che ricorda: "il nostro obiettivo è investire seguendo una logica di medio-lungo termine che sia in grado di creare valore, proteggendo il potere d’acquisto degli investitori nell’arco di un ciclo di mercato e mediante l’investimento in molteplici asset class, con una bassa correlazione reciproca e verso i mercati azionari ed obbligazionari nel loro insieme”.

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