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Bond emergenti: ecco cosa fa la differenza dentro i fondi

5/31/2017

La gestione attiva può offrire vantaggi notevoli rispetto a quella passiva per gli investitori obbligazionari sui mercati emergenti in valuta locale


La gestione attiva può offrire vantaggi notevoli rispetto a quella passiva per gli investitori obbligazionari. E questo assunto è ancora più veritiero per gli investimenti sul debito dei mercati rmergenti, soprattutto per i bond in valuta locale. “Replicare passivamente un indice può essere difficile in qualsiasi settore del reddito fisso, ma lo è ancora di più in mercati di nicchia – come quello del debito degli Emergenti – che storicamente si sono sempre dimostrati i meno liquidi” spiega Andrew Keirle, gestore del fondo T. Rowe Price Emerging Local Markets Bond.

“In più, la gestione attiva offre agli investitori uno spettro molto più ampio di opportunità, che possono spaziare dai bond in valuta forte, ai bond quasi-sovrani, a quelli sovranazionali, fino al debito corporate in valuta locale, alle obbligazioni indicizzate all’inflazione e alle emissioni dei mercati di frontiera” prosegue. I portafogli che tracciano passivamente gli indici tendono a essere molto concentrati, soprattutto nei paesi altamente indebitati. “La gestione attiva, invece, può anche sfruttare le diverse fasi dei cicli dei tassi di interesse tra Paesi, per aggiungere valore. Le economie i cui tassi di interesse stanno scendendo o stanno per essere ridotti sono quelle che generalmente offrono più opportunità. È il caso ad esempio di Indonesia, Colombia, Serbia o India”.

Un altro beneficio offerto dalla gestione attiva riguarda la potenziale riduzione del rischio valutario. “Negli ultimi anni, sono state le cedole a generare la maggior parte dei ritorni dei bond emergenti in valuta locale, mentre la parte valutaria è stata l’elemento più rischioso. Non a caso, l’andamento del forex ha avuto un impatto negativo sulla performance dell’indice JP Morgan GBI EM nel decennio 2006-2016” aggiunge il gestore. 

Il gestore, infine, ricorda che le posizioni relative value sul forex consentono di evitare delle sovraesposizioni ai prezzi delle materie prime e allo stesso tempo di capitalizzare su fattori specifici, legati a un determinato Paese esportatore di commodity. "Ad esempio, nella strategia Emerging Markets Local Currency Bond di T. Rowe Price, siamo andati lunghi sul rublo russo e corti sul dollaro canadese, entrambe monete esposte al prezzo del petrolio. Allo stesso modo, la posizione lunga sul real brasiliano contro quella corta sul dollaro australiano ha permesso alla strategia di sfruttare la moneta del Brasile e coprirsi dal rischio del prezzo del minerale di ferro, una materia prima chiave per l’export di entrambi i Paesi" conclude Keirle.

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