Attenzione alla PIR-Mania

Protagonisti assoluti della raccolta i PIR continuano a suscitare un forte richiamo. Quasi inaspettato. Ma attenzione perché...
21/07/2017 | Marcella Persola

È PIR Mania. Protagonisti assoluti della raccolta nel mese di maggio, secondo i dati Morningstar, e oggetto di interesse da parte degli investitori istituzionali e non solo. I PIR continuano a suscitare un forte richiamo. Quasi inaspettato. Anche Tommaso Corcos amministratore delegato di Eurizon e presidente di Assogestioni ha affermato nel corso della Giornata dell’Investitore Istituzionale organizzata da FeBAF che “I PIR in questi mesi hanno riscosso un grande successo, raccogliendo flussi di risparmio molto più elevati rispetto alle aspettative iniziali.” ha aggiunto “ora è importante che anche gli imprenditori imparino a conoscerli e a utilizzarli come canale di finanziamento alternativo al sistema bancario. E’ importante che li apprezzino in quanto rappresentano un’opportunità sia per gli strumenti di capitale sia per le emissioni obbligazionarie.”

 

E anche i dati sono propensi verso questo canale. L’ultima versione dell’Osservatorio AIM Italia elaborato da IR Top Consulting evidenzia, ad esempio l’impatto dei PIR sulle PMI italiane. Lo studio mostra come per quanto riguarda l’impatto dei PIR, il mercato AIM Italia rappresenta quasi il 40% dell’universo Small Cap su cui questo tipo di strumento può investire. Nell’attuale scenario dei tassi di interesse, IR Top ipotizza che nei prossimi 5 anni possano confluire circa 3,3 miliardi di euro nel capitale di rischio delle società dell’AIM Italia.

 

Parlando poi delle società che mostrano interesse verso il prodotto lo studio sottolinea che ci sono molte società che hanno creato o prevedono di lanciare fondi PIR compliant, e a queste devono aggiungersi anche molte compagnie assicurative, che sembrano allettate.

 

Tutto bene, quindi? Non si direbbe perché alcuni gestori pur non volendosi esporre dicono che sono pronti a guardare negli occhi tutti questi entusiasti dei PIR tra cinque anni. Come a dire che forse è probabile che ci sia un entusiasmo smoderato e che come sostengono altri, le valutazioni cresceranno così tanto da creare una sorta di bolla su questi titoli.

 

Per Giancarlo Sandrin, presidente di CFA Society Italy, ci sono anche alcuni temi da non sottovalutare sul fronte dell’investitore finale: “Il primo, e più lampante, è la scarsa diversificazione offerta al risparmiatore: il 70% del portafoglio in emissioni italiane, di cui il 30% (21% del totale investito) emesse da aziende medio piccole in termini di capitalizzazione” evidenzia Sandrin. “Il secondo aspetto è più ambiguo. La forte domanda di titoli (azioni e obbligazioni) crea un incentivo ad aumentare le emissioni di strumenti finanziari da parte delle imprese. L’effetto è ovviamente voluto, in quanto si vogliono rendere le aziende italiane meno dipendenti dal sistema bancario, migliorandone al contempo la corporate governance tramite la quotazione. Il rischio è però quello di creare una selezione avversa, in particolare sulle obbligazioni. Emittenti che sino a ieri non trovavano mercato per i loro titoli, a causa della bassa qualità creditizia, oggi riusciranno a trovarlo grazie ad una fortissima domanda. Spetterà quindi ai gestori dei fondi riuscire a discernere il grano dalla zizzania. Ben venga quindi la gestione professionale dei PIR rispetto al fai da te” conclude Sandrin.

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