Columbia Threadneedle Inv: lo scetticismo non vince sugli SRI

Nonostante alcuni elementi contrari a questo tipo di investimenti, nel 2018 sono previsti incrementi e aumenti considerevoli. Ecco perché
04/06/2018 | Redazione Advisor

Cresce la domanda per gli investimenti responsabili, e così sarà anche per il 2018, alcuni fattori però alimentano ancora dello scetticismo

Secondo uno studio europeo del 2016 sugli IR condotto da Eurosif, fra il 2013 e il 2015 gli attivi investiti in una vasta gamma di strategie IR sono aumentati dell'11%, passando da 9.900 miliardi di euro a 11.000 miliardi. Da allora tale crescita è continuata e si prevede che proseguirà ulteriormente, sia sul lato della domanda che sul fronte dell'offerta: si presume ad esempio un'espansione del 30% del mercato dei green bond e delle obbligazioni sostenibili e sociali.

 

Secondo l'analisi di Ian Richards, direttore investimenti responsabili, Columbia Threadneedle Investments tra tali fattori figurano la confusione attorno alla terminologia comunemente utilizzata in relazione agli IR e i timori riguardo alla solidità dei relativi dati di performance e alla mancanza di strumenti analitici adeguati. Per imprimere una svolta decisiva, occorre che il settore nel suo complesso si impegni a fornire un'offerta più strutturata e trasparente.

 

La logica alla base degli IR è chiara: le aziende ben gestite o in miglioramento che guardano al futuro saranno probabilmente in grado di generare rendimenti superiori e maggiormente sostenibili nel lungo periodo. Si afferma spesso che gli IR o l'integrazione di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) in un investimento possano produrre performance migliori, e poiché questo punto non è più messo in discussione, qualsiasi approccio venga proposto è conseguentemente ritenuto valido. Tuttavia, l'enorme varietà di approcci applicati sotto le insegne dell'investimento responsabile ha creato un clima di incertezza e scetticismo sui vantaggi in termini di performance che, semmai, si sta intensificando.

 

Prosegue Richards, da una recente indagine di HSBC risulta che il 59% delle società ha dei piani di investimento per rendere la propria attività più sostenibile da un punto di vista operativo, mentre il 73% degli investitori ha in programma di aumentare gli investimenti con un impatto sociale. 

Nonostante lo scetticismo della Casa Bianca, i cambiamenti climatici rimangono una questione prioritaria: secondo lo studio di HSBC, il 68% degli investitori intende incrementare gli investimenti legati al clima o alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. L'attenzione per tali questioni si riflette anche a livello di politiche. Dopo l'adozione, nel 2015 (stesso anno dell'accordo sul clima di Parigi), dell'Articolo 173 della Legge francese sulla transizione energetica per una crescita verde, gli investitori francesi sono tenuti a rendere note le modalità di integrazione di fattori sia ESG che climatici nelle proprie politiche d'investimento, un requisito che sta stimolando il dibattito sulla possibile adozione di principi equivalenti in tutta l'UE.

 

Nel complesso, conclude l'esperto, l'attesa è quella di vedere un interesse crescente nei confronti degli IR e degli IR basati sui risultati. Tuttavia, in tema di integrazione dei fattori ESG, il perdurante scetticismo riguardo alle loro capacità di migliorare le caratteristiche di rischio e performance dei portafogli continua a rappresentare una sfida.

 

 

Il 2018 potrebbe essere un anno di svolta per gli investimenti responsabili. Nei prossimi 12 mesi il settore dovrà rispondere allo scetticismo esistente ed essere trasparente riguardo alle priorità del proprio operato (per esempio materialità rispetto ad advocacy), nonché dimostrare che la propria ricerca è adeguata (per esempio in termini di risultati piuttosto che di modalità) e in che modo essa contribuisce a migliorare i risultati d'investimento (per esempio in termini di rischio e rendimento).

 

 

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