LFDE, Usa e Cina: questione di dazi

I dazi del 25% annunciati da Donald Trump si applicheranno a 50 miliardi di importazioni cinesi, dal 6 luglio la prima tranche da 34 miliardi ma la risposta cinese non si è fatta attendere, ecco gli strumenti che potrebbero utilizzare
28/06/2018 | Redazione Advisor

Sui mercati continua ad aleggiare lo spettro della guerra commerciale. I dazi del 25% annunciati da Donald Trump si applicheranno a 50 miliardi di importazioni cinesi: una prima tranche da 34 miliardi vi sarà assoggettata dal 6 luglio e, in un secondo tempo, un’altra tranche di 16 miliardi coinvolgerà i prodotti tecnologici. 

 

Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier ricorda la reazione cinese che non si è fatta attendere: le importazioni americane sottoposte a dazi del 25% saranno pari a 50 miliardi, con i primi 659 prodotti colpiti già dal 6 luglio e corrispondenti a un importo di 34 miliardi. 


Donald Trump hachiesto ufficialmente al suo Rappresentante per il Commercio di stilare un nuovo elenco equivalente a 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Giustamente, la reazione della Cina non è stata immediata. In questa rincorsa ha molte meno munizioni infatti degli Stati Uniti: si stimano le importazioni americane in Cina tra i 130 e i 160 miliardi di dollari mentre quelle cinesi negli Stati Uniti ammontano a circa 520 miliardi. 

 

La Cina ha tuttavia ben altri mezzi per contrattaccare, a iniziare dalla svalutazione dello yuan, un’arma cui hanno già fatto ricorso le autorità cinesi. Non è irrilevante la perdita della valuta cinese rispetto al dollaro che supera l’1,5% in una settimana. Va menzionata poi la vendita di obbligazioni americane. La Cina, che detiene oltre 1.100 miliardi di dollari di titoli sovrani, è il primo creditore estero dello Stato americano. Vendite massicce provocherebbero ripercussioni immediate sul dollaro americano e genererebbero parecchia turbolenza sui mercati. Infine, anche se quest’arma non è oggi utilizzata, ci potrebbero essere delle rappresaglie nei confronti delle aziende americane in Cina cui potrebbe essere vietato operare o che sarebbero colpite da maggiorazioni di imposte. 

 

L'esperta conclude con la contromossa di venerdì scorso, in occasione della quale l’Unione Europea ha pubblicato un elenco di prodotti americani che saranno tassati al 25% in risposta ai dazi imposti sull’acciaio e sull’alluminio. Sono coinvolte varie decine di prodotti e c’era da aspettarsi che Donald Trump rincarasse nuovamente la dose. La risposta è infatti arrivata con la minaccia di dazi al 20% sulle importazioni di autoveicoli europei negli Stati Uniti. Mentre iniziano a profilarsi le prime conseguenze negative per le aziende con il profit warning di Daimler converrà monitorare da vicino gli sviluppi di questi dossier.

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