Comgest: mercati emergenti sotto pressione

Dopo un inizio di anno sotto tono rispetto al 2017, ci sono degli elementi che gli emergenti dovranno tenere bene a mente, ecco quali
01/08/2018 | Redazione Advisor

Mercati emergenti globali sotto pressione nella prima parte del 2018 registrando una perdita del 6,7% (nella rilevazione fatta in dollari). Le ragioni da addurre a tale inversione di marcia rispetto all'anno precedente (un rialzo del 37,3% in dollari registrato dall’indice MSCI Emerging Markets nel 2017) sono molteplici: la stretta della politica monetaria statunitense continua, l’inasprimento della politica monetaria USA.

 

Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets di Comgest sull'ingerenza tra dollaro ed emergenti afferma che: "Sebbene l'importanza del dollaro per gli Emergenti si sia ridotta nel tempo, con il renminbi cinese che rappresenta ora circa il 30% della più ampia base monetaria mondiale e svolge un ruolo sempre più importante negli investimenti e nel commercio degli Emergenti, i movimenti del biglietto verde continuano ad avere molta influenza per quanto riguarda le condizioni di liquidità. Il suo costante apprezzamento mette in difficoltà i mercati: inoltre il deterioramento sia della retorica commerciale sia dell’effettiva guerra dei dazi a colpi di ritorsioni non è un elemento positivo per i mercati in generale e in particolare per i mercati e le società la cui attività principale è basata sul commercio".

 

"A livello interno, la politica ha svolto un ruolo sempre più influente sui mercati in diversi Paesi come la Turchia, il Brasile e il Messico, Paesi dove si sono svolte o si svolgeranno le elezioni presidenziali - prosegue l'esperto - . L’avanzamento delle riforme è incerto, a meno che non sia forzato dai mercati finanziari, come è successo recentemente in Argentina. All’estremo opposto si colloca la Cina, che ora ha un presidente a vita, con tutti gli interrogativi del caso".

 

Tenendo conto che a lungo termine i prezzi delle azioni si muoveranno probabilmente in linea con la crescita dell’EPS, l’aspetto più importante della performance assoluta è la deviazione del valore patrimoniale netto dagli utili per azione (EPS) della società. Nell'analisi dell'esperto si registra che, a livello dei singoli titoli, le società che registrano miglioramenti dell’EPS non hanno assistito a un commisurato incremento dei prezzi delle azioni (ad esempio Ping An eLocaliza), mentre le società con un EPS invariato hanno registrato un netto calo del prezzo (ad esempio Inner Mongolia Yili e Coca-Cola Femsa). 

 

Wolter passa inoltre in rassegna alcune società interessanti: "Tra i nostri nuovi posizionamenti includiamo Samsung Electronics che si è impegnata a restituire agli azionisti il 50% dei flussi di cassa disponibili grazie a un netto miglioramento della corporate governance. Figura anche Unilever, che genera il 57% delle vendite sui mercati emergenti in rapida crescita. La forza dei marchi e il piano di ristrutturazione annunciato nel 2016 (aumentato successivamente in seguito a un’offerta ostile di acquisto) indicano che i margini dell’EBITDA dovrebbero ampliarsi di 100 pb l’anno fino a raggiungere il 20% nel 2020 ossia una crescita dell’EPS del 10% l’anno su 5 anni".

 

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