USA, midterm: la Camera ai Dem ma Trump esulta

Dopo otto anni i democratici riprendono possesso della maggioranza dei seggi della Camera e il Congresso ne risulta spaccato, uno scenario atteso anche da Trump che non pare preoccupato
07/11/2018 | Greta Bisello

Dopo 8 anni i Democratici riconquistano la Camera, il Senato rimane nelle mani dei Repubblicani, il risultato è un Congresso diviso. Trump intanto esulta su Twitter "Tremendous success tonight. Thank you to all!" guardando probabilemente già al 2020 piuttosto che al risultato odierno. 

Nessuna sorpresa insomma, questo era lo scenario più atteso dal mercato che lo aveva già ampiamente scontato e predetto e probabilmente anche la reazione egocentrica del Presidente era facilmente prevedibile. 

E dunque, un nulla di fatto? La Banca centrale americana non modificherà la politica monetaria e il processo di normalizzazione intrapreso a detta di Alan Levenson, capo economista per gli USA, T. Rowe Price: “La Fed è un’istituzione indipendente e proseguirà sulla propria strada, a prescindere dalle elezioni. La politica monetaria, nei prossimi 15 mesi, continuerà ad avere luogo indipendentemente dalla composizione del Congresso”, spiega.

Anche la politica fiscale è molto probabile che rimanga stabile. “Non vedremo grandi stimoli fiscali, come tagli alle tasse o enormi incrementi della spesa, perché quello che è stato fatto finora ha già creato un buco significativo nel bilancio, e l'economia è ancora solida”, afferma l’economista. “Quindi, non mi aspetto che i contorni della politica fiscale cambino molto per via delle elezioni”.

Sul fronte infrastrutturale invece finora le promesse della campagna elettorale non sono state mantenute e con questa spaccatura le cose si complicano. I democratici infatti cercheranno di osteggiare le riforme di Trump: "Se i democratici alla Camera seguissero questa politica ostruttiva, la spesa per le infrastrutture potrebbe essere meno probabile dopo la vittoria della Camera democratica, anche se le due parti non sono necessariamente d'accordo su quale tipo di infrastruttura dovrebbe essere finanziata" commenta  Frank Hausler, head macroeconomic and cross asset research di Vontobel. 

 

Potenzialmente dunque all'orizzonte si intravede uno stallo per i prossimi due anni che non rappresenta necessariamente una cattiva notizia in senso generale (ne patirebbero le riforme e le promesse di campagna elettorale, certo).  "L’attuale contesto assicura anche che i tagli fiscali e la deregolamentazione messi in atto tramite ordine esecutivo lo scorso anno molto probabilmente verranno mantenuti. Per gli investitori, una fase di stallo per il prossimo biennio può avere risvolti potenzialmente positivi, in quanto elimina una significativa dose di incertezza in termini di politiche legislative, fiscali e normative. La reazione iniziale del mercato – in generale un aumento dei prezzi azionari al di fuori degli Stati Uniti – conferma tale view" commenta Larry Hatheway, capo economista di GAM Investments.

 

Con il G20 alle porte (30 novembre e il 1 dicembre nella città di Buenos Aires) la domanda rimane che tipo di evoluzione potranno avere le tensioni commerciali con la Cina. In molti sostengono inizierà una nuova fase distensiva tra Trump e Xi.  "La nuova composizione del Congresso influisce relativamente sulla geopolitica e sulle tensioni commerciali con la Cina, dato che sia i Repubblicani che i Democratici sono stati critici nei confronti della Cina. Questo probabilmente rimarrà un problema dell’esecutivo, anche se potremmo assistere a dei ritardi riguardo al NAFTA 2.0.  Nel frattempo, gli ulteriori tagli fiscali introdotti dal Presidente Trump nelle ultime settimane sembrano fuori dubbio (se tralasciamo i tentativi di cambiare alcuni parametri)" questo il parere di Salman Ahmed, PhD, chief investment strategist; Charles St-Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier

 

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