Emergenti, ecco quanto può durare il rialzo

J.P. Morgan AM: “Nonostante il rallentamento della crescita globale, il quadro dei fondamentali si conferma generalmente positivo per il debito di questi mercati”
27/03/2019 | Redazione Advisor

 “L'orientamento accomodante delle Banche Centrali, i solidi fondamentali e il miglioramento delle prospettive per la Cina sembrano indicare che la congiunzione astrale sia favorevole per i Mercati Emergenti. Quanto ancora può durare il rialzo cominciato a inizio anno?” Questa è la domanda da cui parte il team Global Fixed Income, currency and commodities Group di J.P. Morgan Asset Management nella sua analisi sulle prospettive dei Mercati Emergenti.

Gli esperti cominciano la loro previsione dai fondamentali e spiegano che “l’orientamento accomodante recentemente assunto dalla Federal Reserve e dalla Banca Centrale Europea ha notevolmente favorito da inizio anno i Mercati Emergenti, la cui performance è stata tuttavia alimentata anche da altri fattori. La Cina, che contribuisce per circa il 40% al PIL dei Mercati Emergenti, è stata favorita dall’accelerazione delle politiche di stimolo e dai notevoli progressi compiuti nei negoziati con gli Stati Uniti. Di conseguenza, ci aspettiamo una crescita del PIL cinese pari al 6,3% circa nel 2019. Prevedibilmente, la crescita combinata dei Mercati Emergenti rallenterà dal 4,6% del 2018 al 4,4% nel 2019, ma il differenziale di crescita tra i Mercati Emergenti e i Mercati Sviluppati dovrebbe effettivamente allargarsi, almeno stando alle nostre previsioni. Parallelamente, i fondamentali societari dei Mercati Emergenti continuano a migliorare. Vero è che la crescita dei ricavi ha toccato il picco, ma anche l’oculata spesa per gli investimenti ha contribuito a ridurre il livello di indebitamento ai minimi degli ultimi sei anni. Nondimeno, in secondo piano alcuni rischi restano. Ad esempio, se in Europa e in Cina la crescita non dovesse riprendere o se la Fed dovesse abbandonare l’orientamento accomodante o, ancora, se la campagna elettorale statunitense dovesse favorire candidati meno apprezzati dai mercati, la propensione al rischio potrebbe subire un’inversione molto rapida”.

Per quanto riguarda le valutazioni quantitative “il quadro positivo dei fondamentali ha continuato a supportare il debito dei Mercati Emergenti fino a marzo. I titoli governativi e societari in valuta forte hanno reso rispettivamente il 6,26% e il 4,61% da inizio anno (dati al 19 marzo). Vi sono investitori che ritengono l’attuale rialzo eccessivo, ma gli spread per entrambi i segmenti hanno finora recuperato solo il 55% circa dall’ampliamento registrato nel 2018. Inoltre, in passato, i titoli governativi dei Mercati Emergenti hanno sempre generato rendimenti positivi nei 12 mesi successivi, quando sono stati scambiati a livelli di spread analoghi a quelli attuali, cioè 340- 350 punti base. Anche i titoli governativi dei Mercati Emergenti in valuta locale hanno generato rendimenti positivi quest’anno (4,45% in Dollari statunitensi), ma non hanno ancora colmato il -6,21% dell’anno scorso. Per di più, i fattori che nel 2018 hanno favorito il rafforzamento del Dollaro stanno venendo gradualmente meno e questo dovrebbe favorire le valute dei Paesi Emergenti”.

Passiamo ai fattori tecnici. “Quest’anno - argomentano gli economisti - continuiamo a notare una notevole domanda da parte degli investitori nella maggior parte delle classi di attivo più rischiose. In base al nostro indicatore proprietario dei flussi di capitali, l’universo del debito dei Mercati Emergenti ha ricevuto afflussi complessivi per oltre 16 miliardi di Dollari nel 2019 (al 19 marzo), quasi la metà dei quali nel segmento dei titoli governativi in valuta forte. Sebbene il totale sia superiore ai 13 miliardi di Dollari di deflussi che nel secondo semestre dell’anno scorso hanno interessato il debito dei Mercati Emergenti, siamo dell’avviso che ulteriori afflussi siano probabili, visto il contesto di mercato positivo. La forza della domanda attuale degli investitori è evidenziata da una recente emissione in Euro da parte del Ghana, dove l’importo del portafoglio ordini si è aggirato attorno ai 20 miliardi di Dollari, quando invece il Ministero delle Finanze del Paese puntava a un’emissione di appena 3 miliardi”.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari? “Nonostante il rallentamento della crescita globale, il quadro dei fondamentali si conferma generalmente positivo per il debito dei Mercati Emergenti. Gli investitori dovranno monitorare attentamente le Banche Centrali per cogliere qualunque segno di un’inversione di rotta nelle attuali politiche accomodanti e nei dati economici, per assicurarsi che la crescita dei Mercati Emergenti acceleri come previsto”.

“Frattanto, gli investitori possono sfruttare alcune interessanti opportunità di carry e cercare di ricavare valore da alcuni titoli di debito societari e governativi selezionati di questi Paesi, che nel rialzo da inizio anno sono rimasti indietro”, conclude il team di J.P. Morgan Asset Management.

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