Decalia AM punta sulla rivoluzione del 5G

La nuova tecnologia offre nuove opportunità d’investimento. Leggi l'asset allocation della società ginevrina
09/05/2019 | Redazione Advisor

Nessun dazio o nessuna frontiera potranno fermare il 5G. Stando alle stime della Gsma Association, la nuova tecnologia contribuirà all’aumento del 5,3% del Pil mondiale da qui al 2034. Decalia Asset Management ha organizzato un incontro con la stampa in cui, Clément Maclou, team leader portfolio manager e Waild Azar Atallah, porfolio manager, hanno illustrato le potenzialità della nuova tecnologia e i possibili effetti sia sulla vita di tutti i giorni sia dal punto di vista degli investimenti.


“Come ultima fase della digitalizzazione – spiegano gli esperti della società di getione ginevrina - l’evoluzione del 4G sta creando un’infrastruttura solida e potente per l’IoT (acronimo di Internet of Things, ovvero la capacità di un oggetto di uso comune di scambiare informazioni grazie alla rete ndr…). Presto avremo 10 miliardi di dispositivi connessi in tutto il mondo. La nuova tecnologia verrà utilizzata in vari campi, oltre agli smarthphone, tra cui l’industria, i servizi, il pubblico, la sanità, e l’agricoltura. Sempre più oggetti si connetteranno, interagiranno e collaboreranno grazie al 5G che è ben mille volte più veloce del 4G. Facendo un esempio, gli utenti possono scaricare un film in HD in meno di un secondo. Questo grazie anche alla lunghezza d’onda corta: il 5G ha una portata di un chilometro rispetto ai 70 per il 4G: le onde più corte sono facilmente ostacolate da solidi tra cui alberi ed edifici. In più il 4G che sta lentamente raggiungendo il proprio limite, aprendo la via ad una tecnologia più nuova, più veloce e più adeguata. Tutto ciò necessita però di ingenti investimenti, che dovrebbero aggirarsi intorno ai 600 miliardi di dollari da qui al 2022. A tutto ciò si aggiunge una maggiore efficienza energetica, visto che in tutti i suoi impieghi, il 5G ha un consumo minore di energia che ne aumenta l’efficienza”.

“Sul fronte investimenti – continuano gli analisti - Decalia ha deciso quindi di puntare sui millennials, ovvero i maggiori fruitori dell’evoluzione tecnologica, attraverso il fondo Decalia Millennials, lanciato a fine 2015, con l’obiettivo di investire a livello globale in società con un’esposizione significativa ai trend di coloro che sono nati tra il 1980 e il 2000. Sono otto i settori proprietari che daranno accesso agli investitori in tema millennials: e-life, cibo e bevande, videogiochi e intrattenimento, salute e benessere, tempo libero e stile, istruzione, tradizione energetica e fintech. Attualmente l’universo di investimento della società consiste in 450 titoli azionari globali”.

Il processo d’investimento è basato “su un’analisi fondamentale bottom up integrata ad un modello quantitativo proprietario e si articola in 5 fasi: identificazione dell’universo d’investimento, classificazione dei settori proprietari, selezione dei titoli, costruzione del portafoglio e monitoraggio del portafoglio”.

“Il risultato – conclude il team di Decalia - è un portafoglio diversificato di circa 70 titoli interamente esposti a tutti i settori della generazione millennials”.


Di seguito riportiamo l'asset allocation di Decalia Asset Management

Rieccoci qui, ritornati a dove si trovava gran parte dei mercati solo 7 mesi fa, ovvero prima di quello che sembra oggi un semplice blackout comune per la maggior parte degli investitori. Il quarto trimestre del 2018 è realmente esistito? Qualcuno potrebbe chiedersi ciò, visto il ritorno di un rischio di compiacimento a seguito del rimbalzo generalizzato per gli attivi rischiosi. La verità è che mentre le azioni USA sono ritornate ai loro massimi di sempre, i bond hanno ampliato i loro guadagni sui tassi d’interesse in flessione e l’inflazione rimane modesta.

Nel frattempo, il dollaro USA si è apprezzato di poco, l’oro non ha perso granchè del suo splendore e nessuno (a parte Trump) sembra possa fermare il greggio da un costante aumento. Quindi, cos’è cambiato radicalmente e ha scatenato un capovolgimento del contesto di mercato risk-off dello scorso anno? Indubbiamente, sia le tensioni commerciali tra USA e Cina, sia i timori di una recessione economica globale sono diminuiti negli scorsi mesi (consensus della crescita del PIL mondiale nel 2019 rivisto a 3.3% da 3.6%). Tuttavia, il reale colpevole sarebbe da ricercare altrove, in capo alle principali banche centrali e alle loro politiche monetarie sempre più accomodanti che soddisfano l’incessante dipendenza dei mercati finanziari dagli stimoli monetari. Abbiamo detto, godiamocelo finchè dura…

Di conseguenza, manteniamo invariata la nostra politica di asset allocation per questo mese, riflettendo ancora uno scenario macro globale prudente ma costruttivo per il resto del 2019. A livello di portafoglio, manteniamo un posizionamento adatto ad ogni condizione, con un’esposizione neutrale alle azioni e un attento equilibrio di stili e settori, mentre rimaniamo (leggermente) sottopesati nel reddito fisso, preferendo alta qualità & duration da un lato, e carry interessante nel segmento high yield ed emergente dall’altro. Inoltre, i “porti sicuri” come oro, franco e yen dovrebbero aiutare ad orientarci per le vie tortuose di quest’anno in modo più confortevole e sono quindi parte integrante dell’allocazione corrente più bilanciata. Mantenere la rotta nell’azionario è stata la giusta decisione fino ad ora per quest’anno.

Mentre i “facili guadagni” sono terminati, non ci aspettiamo il ripetersi dello scenario del 2018 e rimaniamo costruttivi per il resto dell’anno, nel contesto di aspettative di crescita più solide (ridotte) e delle banche centrali più accomodanti. I multipli di valutazione hanno certamente recuperato gran parte della della correzione dello scorso anno, guidando il rimbalzo dell’azionario globale, ma vediamo un miglioramento del momentum per gli Utili per Azione (ossia un abbattimento delle revisioni) che sta prendendo il controllo. Ciò detto, sia le prossime scadenze politiche, sia la recente frenesia delle IPO richiedono a nostro parere una certa attenzione, poichè possono suggerire una strada più accidentata davanti a noi.

A livello geografico, sebbene iniziamo ad osservare le trascurate azioni europee, preferiamo ancora i mercati difensivi growth di qualità elevata (Svizzera & USA) e privilegiamo un approccio bilanciato in termini di settori & stile. Nel Reddito Fisso, dopo aver ridotto l’entità del nostro sottopeso ed aver leggermente aumentato la duration target (del portafoglio) a 3-4 anni (attraverso bond di alta qualità) a Febbraio, a seguito delle banche centrali più accomodanti e di dati di attività più deboli, continuiamo a preferire un posizionamento barbell che unisce titoli di stato USA sicuri con il carry interessante nel debito emergente – mentre rimaniamo per ora prudenti sul credito. >

Con la stretta di FED e BCE in pausa, manteniamo la nostra linea positiva di breve periodo sul Dollaro rispetto all’Euro. I fondamentali (valutazione relativa, partite correnti, deficit e debito), tuttavia, suggeriscono ancora un Euro più forte nel medio termine. Tra le materie prime ci piace ancora l’oro come copertura dal rischio geopolitico e rimaniamo neutrali sul greggio dopo la recente impennata di prezzo. Infine, le strategie decorrelate degli Hedge Fund (market neutral, arbitrage) ed il Private Equity rimangono le nostre posizioni preferite tra gli alternativi.

 

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