Mercati, ecco i 3 fattori di rischio per il prossimo semestre

Cosa deciderà la Fed nella prossima riunione? Ecco il futuro dei prossimi sei mesi secondo La Financière de l’Echiquier
17/07/2019 | Greta Bisello

C'è attesa per la decisione della Fed del 31 luglio prossimo circa la possibilità di un taglio dei tassi. Nel frattempo i mercati si trovano in una fase di equilibrio che potrebbe concludersi a causa di 3 fattori.

 

"Se una riduzione dei tassi da parte della Fed a luglio è data quasi per scontata, il passo successivo non lo è altrettanto.  Gli investitori continuano ad anticipare fino a tre tagli nel 2019, che si rivelano piuttosto distanti dallo scenario della banca centrale. Inoltre, la Fed non ha mai tagliato i tassi tre volte di seguito in sei mesi, tranne durante un episodio di recessione conclamata, lungi dall’essere oggi in atto negli Stati Uniti. È quindi probabile un ridimensionamento delle aspettative di mercato, con conseguente aumento dell’avversione al rischio. In Europa, invece, la politica monetaria potrebbe generare una piacevole sorpresa. Nonostante un discorso altrettanto chiaro di quello della Fed, le prossime mosse della BCE (abbassamento del tasso sui depositi, ripresa degli acquisti e misure compensative per le banche) non sono altrettanto scontate nei prezzi. La loro effettiva attuazione potrebbe quindi consentire ai mercati di raggiungere nuovi record" spiega Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier.

 

Il secondo fattore è quello dei risultati aziendali. "Mentre si sta per aprire la stagione dei risultati per il secondo trimestre, l’attenzione degli investitori è focalizzata sia sui dati riportati dalle aziende, sia sul tono dei discorsi e sul livello degli obiettivi. Alcuni segmenti del listino registrano valorizzazioni elevate, come i grandi titoli difensivi e i titoli a media capitalizzazione di crescita. Le delusioni potranno costare caro. Mentre i dati macroeconomici continuano a non brillare, una percentuale troppo elevata di risultati insoddisfacenti potrebbe intaccare la fiducia degli investitori che, nel breve termine, non troverebbero più sufficienti rassicurazioni negli interventi promessi dalle banche centrali. D’altro canto, le sorprese positive riferite ai segmenti più ciclici del listino, il cui rimbalzo è stato inferiore dall’inizio dell’anno, dovrebbero dare un secondo impulso al trend rialzista" prosegue l'esperto.

 

Infine ultima ma non meno importante la politica. De Berranger conclude spiegando che: "Dopo la tregua nelle relazioni tra Usa e Cina all’indomani del G20, e mentre un accordo unilaterale e definitivo non sembra ancora credibile, è lecito temere qualche brutta sorpresa. In campo commerciale gli Stati Uniti continuano ad attaccare a tutto spiano. Il Dipartimento del Commercio sta per aprire un’indagine in risposta alla “tassa GAFA” francese mentre Donald Trump se la prende con la politica doganale dell’India. Il tema della Brexit farà nuovamente capolino in autunno e la probabile nomina di Boris Johnson, quale successore di Theresa May, alimenta il rischio di un “no-deal“. Infine, continuano a moltiplicarsi le tensioni in Medio Oriente, in particolare con l’Iran, tra la ripresa del programma nucleare di Teheran e le crescenti tensioni sulle petroliere nello stretto di Ormuz. Un grave conflitto nella zona comprometterebbe sicuramente la fiducia nei mercati".

 

 

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