Obbligazionario, la debolezza economica continuerà

Questo scenario di bassi rendimenti dei bond ha radici profonde ed è il risultato della produttività limitata delle economie sviluppate negli ultimi anni
29/08/2019 | Greta Bisello

"Le oscillazioni dei prezzi obbligazionari sono state ampie, assoggettando così il mercato al rischio di una correzione. Se le aspettative di politica monetaria non venissero rispettate, o se si verificasse un evento in grado di diffondere l’ottimismo tra gli investitori, il rendimento dei titoli di Stato potrebbe invertire la tendenza. Con uno scatto improvviso. Eppure, nello scenario di base, i mercati dei tassi hanno ragione nel prevedere una persistente debolezza economica che, in ultima analisi, graverà su credito e azioni" è questa l'opinione di Chris Iggo, cio di Axa IM.

 

C'è da dire che dietro ai bassi rendimenti obbligazionari globali più recenti ci sono problemi profondi legati alle prospettive di bassa crescita economica che sono il risultato della produttività limitata delle economie sviluppate. "É un argomento complesso in cui rientrano molte tematiche, dal grado di educazione alle imposte, alla regolamentazione fino alle dinamiche demografiche. Il rendimento del capitale è diminuito e questo riduce l’incentivo a investire, nonché le opportunità di produrre rendimenti reali positivi su ampia scala" prosegue l'esperto.

 

Secondo Iggo per invertire questa tendenza "i governi dovranno dare la priorità alla politica economica e iniziare a pensare a come incrementare la produttività in misura più significativa rispetto al passato. Un buon punto di partenza sarebbe fare ricorso alla politica fiscale. Prendere denaro in prestito per 30 anni a zero interessi significa che l’onere sulle generazioni attuali e future è assai inferiore rispetto al passato".

In conclusione però secondo l'esperto di AXA IM: "Le probabilità di una significativa revisione al rialzo delle previsioni di crescita economica non sono molto alte in questa fase. Io preferisco indossare l’armatura e prepararmi alla battaglia dell’autunno. Le oscillazioni del credito, come nel caso dell’Argentina e di General Electric, non vanno ignorate. Se l’inversione dei tassi fosse determinata solamente dal ritorno verso valori medi o da altre ragioni tecniche, gli strumenti più esposti al rischio potrebbero reagire male. É successo durante il taper tantrum nel 2013 e lo shock dei Bund nel 2015. Potrebbe attenderci un periodo di ridotta esposizione ai tassi e alla sensibilità del credito, nell’attesa di un ampliamento degli spread di credito e di una maggiore certezza sull’evoluzione dei tassi su scala globale".

 

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