Guerra dei dazi, prepariamoci a un’estesa escalation

Leggi la previsione di Jan Bakkum di NN Investment Partners e l’analisi sulle ricadute dello scontro commerciale sul Giappone fatta da Jung di Mirabaud AM
30/08/2019 | Redazione Advisor

Un’estesa escalation. E’ questa, in estrema sintesi, la previsione sugli sviluppi della guerra commerciale fatta da Maarten-Jan Bakkum, senior emerging markets strategist di NN Investment Partners. L’esperto spiega che “mentre c'è ancora spazio per un ottimismo di breve durata, è probabile che il trend rimanga negativo. In questo scenario, la fiducia delle imprese e gli investimenti in tutto il mondo industriale rimarranno probabilmente sotto la pressione dell'incertezza”. 

“L'economia cinese – argomenta - sente chiaramente la pressione del protezionismo statunitense. Tuttavia, l'impatto netto sul suo tasso di crescita sarà probabilmente notevolmente inferiore a quello della maggior parte dei suoi pari all’interno del comparto emergente. Prevediamo un rallentamento al 6,3% quest'anno, dal 6,6% del 2018. Per il 2020 prevediamo un rallentamento del 6,0%. Il modesto rallentamento si spiega con il continuo impegno del governo cinese a stimolare la domanda interna in misura sufficiente da compensare la maggior parte dei venti contrari esterni. Mentre ci aspettiamo che lo stimolo monetario rimanga prudente per non compromettere i progressi compiuti nella campagna di riduzione della leva finanziaria degli ultimi anni, vediamo chiare prove di una maggiore azione politica sul fronte fiscale. I nuovi investimenti pubblici si concentrano sulle infrastrutture urbane”. 

“Il recente deprezzamento del renminbi - osserva l'economista - è la prova di un governo cinese più assertivo ed è una delle principali fonti di incertezza per i mercati finanziari. Il renminbi è stato mantenuto artificialmente forte per anni, soprattutto per evitare grandi deflussi di capitali. Il settore delle esportazioni non aveva davvero bisogno di una valuta più competitiva. Ora, le tariffe americane e l'incertezza commerciale hanno esercitato una tale pressione sul settore delle esportazioni che il governo ha deciso di lasciare che la valuta si indebolisca. Finora il deprezzamento è stato modesto (5% rispetto al paniere ponderato dal mese di maggio), ma il semplice fatto che il renminbi si stia muovendo in risposta all'azione protezionistica dell'amministrazione Trump crea maggiore incertezza.

“Per il momento –conclude Jan Bakkum, - è improbabile che le autorità cinesi permettano forti movimenti valutari. Dopo tutto, i flussi netti di capitali sono ancora negativi e non sono stati dimenticati gli eventi del 2015-16, quando il sistema finanziario cinese è stato messo sotto pressione a causa della fuga di capitali. Ma in uno scenario di intensa escalation del conflitto commerciale, il renminbi rischia di indebolirsi ulteriormente”.

Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, concentra la sua analisi sulle ricadute dello scontro sui dazi sul Giappone e sottolinea che “se si guarda agli ultimi dati commerciali le statistiche evidenziamo come le controversie commerciali globali abbiano, almeno per il momento, un impatto limitato sulla performance degli scambi nipponici".

A livello geografico, "le esportazioni reali verso gli Stati Uniti continuano a crescere, si stabilizzano rispetto all'Europa e le spedizioni verso l’Asia si stanno riducendo. A nostro avviso, è importante notare che il calo delle spedizioni verso la regione asiatica ha rallentato a partire da maggio, mostrando qualche modesto miglioramento, sul margine, nella regione. Nel complesso, ciò risulta in linea con lo scenario di una domanda solida proveniente dagli Stati Uniti, una stagnazione dell’attività economica nel Vecchio Continente e un rallentamento delle economie asiatiche”.

“Infine, i dati di giugno relativi agli ordini di macchinari, che hanno registrato un tasso di crescita a due cifre, evidenziano che, per il momento, l'economia giapponese è in grado di resistere alle controversie commerciali globali”, conclude Jung.

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