Schroders punta su Esg e private asset

La casa di gestione mira ad uniformare il business all’Accordo di Parigi. “Crediamo sia la strada giusta per poter garantire, nel lungo periodo, a clienti ed azionisti performance finanziarie sostenibili”, afferma il ceo.
15/11/2019 | Luca Guerrasio

Si è conclusa oggi, a Londra, la Schroders International Media Conference, l’annuale presentazione alla stampa delle strategie della casa di gestione britannica. I temi trattati sono stati: la potenziale recessione negli Stati Uniti, le dinamiche e le prospettive della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, il potenziale impatto dell'aumento del dollaro sui mercati emergenti ed il futuro dei mercati finanziari.

 

La casa di gestione anglosassone crede fortemente nei principi Esg nei suoi investimenti e delinea, in ottica sostenibile, lo sviluppo strategico del proprio business per il futuro. Per Peter Harrison, group chief executive del gruppo, la strada verso la sostenibilità si sta già attuando, visto che ci saranno anche altre nuove iniziative che spingeranno sempre di più la casa di gestione “verso” la sostenibilità come ad esempio: la riduzione delle emissioni di CO2 delle operazioni globali del gruppo, lo sviluppo dei fondi alternativi e l’eliminazione della plastica monouso alla compensazione delle emissioni inquinanti.

 

“La strategia per rafforzare lo sviluppo, nel lungo periodo – sottolinea Harrison – passa attraverso tre fattori: maggiore vicinanza al consumatore, espansione del core business e crescita di beni privati e alternativi”.

 

Successivamente è stato il momento dei gestori che hanno riflettuto sul futuro dei mercati finanziati nel 2020. Secondo Charles Prideaux, global head of investment, “la pressione inflazionistica resterà limitata e i tassi di interesse rimarranno bassi (circa l’1-3%) al di sotto dei livelli pre crisi mentre la crescita economica globale continuerà a essere contrastata da due forze contrarie: la crescita dei populismi a livello mondiale (che influenzerà il sentiment dei mercati nel 2020) e i trend demografici non favorevoli (che peseranno sul PIL di molte nazioni che rimarrà debole nonostante un miglior incremento della produttività nei mercati sviluppati)”. “Le conseguenze di queste prospettive – prosegue l'esperto – sono scontate: rendimenti più bassi (nei prossimi dieci anni rispetto agli ultimi dieci) per tutte le principali asset class tranne per i mercati emergenti”. “Il nostro impegno – conclude Prideaux - è quello di concentrarci su ciò che conta per generare rendimenti nella prossima fase dell'era post crisi finanziaria”.

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