Equity emergente, i fattori a sostegno della crescita

Per il 2020 Schroders ha una view positiva sull'azionario emergente, anche se con cautela
07/01/2020 | Paola Sacerdote

Quali fattori sosterranno l'azionario emergente nel 2020?

Secondo Tom Wilson, head of emerging markets equities di Schroders, oggi ci troviamo in un contesto di recessione produttiva, dovuta a quattro driver principali: l’impulso creditizio negativo in Cina nel 2017 e 2018, le politiche monetarie restrittive nei mercati sviluppati nel 2018 e a inizio 2019, la forza del dollaro e l’escalation delle tensioni tra Usa e Cina, che ha impattato sugli scambi commerciali, portando a un deterioramento della fiducia delle aziende.

 

Secondo l'esperto nel corso dell'anno questi quattro fattori dovrebbero migliorare o perlomeno stabilizzarsi. "L'impulso creditizio cinese, che rappresenta il cambiamento a livello di nuovo debito emesso in percentuale rispetto al Pil", spiega Wilson, "si è stabilizzato ed è migliorato nella seconda metà del 2018 e nel 2019. Intanto, sono stati introdotti nuovi stimoli, sia monetari che fiscali. Ci aspettiamo che gli stimoli resteranno moderati nel 2020, soprattutto a causa del livello del debito in continuo aumento negli ultimi dieci anni. I dati macroeconomici in Cina continuano ad essere deboli. Tuttavia, ci aspettiamo che la crescita economica sarà relativamente stabile nel 2020, in funzione delle attuali previsioni di stimolo, in seguito a un notevole calo dell’attività economica nella seconda metà del 2018 e nella prima metà del 2019". 

 

Riguardo alla politica monetaria, prosegue l'esperto, "a metà 2019 le banche centrali dei mercati sviluppati hanno fatto marcia indietro verso politiche più accomodanti. La Fed ha effettuato tre tagli da 25 punti base nella seconda metà dell’anno. La BCE ha riavviato il quantitative easing a novembre, con un programma di acquisti da 20 miliardi di euro al mese. L’allentamento monetario dei Paesi sviluppati ha facilitato l’attuazione di politiche accomodanti anche nei mercati emergenti. Inoltre, alcuni Paesi emergenti vedranno un ulteriore easing fiscale nel 2020 rispetto al 2019".

 

Quanto al dollaro, c’è la possibilità che si indebolisca nei prossimi 12 mesi. "Al momento il biglietto verde è costoso" sottolinea Wilson "e ci aspettiamo che la crescita del differenziale tra Usa da un lato ed Europa e mercati emergenti dall’altro migliorerà nel 2020. Il deprezzamento del dollaro generalmente coincide con l’apprezzamento delle valute emergenti e si tratta di una notizia positiva sia per le condizioni finanziarie negli emergenti che per il cambio degli utili locali in dollari".

 

Riguardo alle tensioni commerciali tra Usa e Cina infine, "è difficile prevedere le tempistiche, l’ampiezza e la sostenibilità di qualsiasi accordo nella disputa tra i due Paesi. Tuttavia, le negoziazioni in corso indicano che entrambe le parti sono interessate a evitare ulteriori escalation. Detto questo, su un orizzonte più lungo, sembra probabile che le tensioni persisteranno. Ciò è dovuto in parte alla reazione populista nei mercati sviluppati di quella fascia della popolazione che ha subito gli effetti negativi della globalizzazione, ma anche al continuo sviluppo cinese in una superpotenza economica e militare, e alla misura in cui l’equilibrio globale del potere si sta evolvendo".

 

Quali sono le implicazioni per la crescita dei mercati emergenti? Tutto ciò dovrebbe essere di supporto per la crescita del comparto nel 2020. "I nostri economisti prevedono che il Pil emergente accelererà dal 4,1% del 2019 al 4,5% nel 2020" . 

"In generale la bilancia dei rischi sembra favorire gli emergenti, a livello di trade war e potenziale debolezza del dollaro" conclude Wilson. "La crescita dovrebbe migliorare, le valutazioni sono a livelli ragionevoli e le aspettative sugli utili potrebbero essere soddisfatte nel 2020. Dall’altro lato, la relazione tra Usa e Cina resta incerta e la crescita cinese debole. Inoltre, il contesto globale continua a mostrare debito in eccesso e stagnazione secolare, con crescita sottostante debole. I mercati hanno avuto un anno di solide performance, grazie alle politiche di easing. Riteniamo anche che la ripresa della crescita sarà moderata, di conseguenza abbiamo una visione positiva sull’azionario emergente nel 2020, anche se con cautela". 

 

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