Petrolio, le incertezze non intaccano i fondamentali

Lo scontro tra Stati Uniti e Iran ha scosso non poco l'opinione pubblica eppure il prezzo del Brent al momento dipende da altri fattori. Ecco cosa aspettarsi nel breve periodo
15/01/2020 | Greta Bisello

Il prezzo di un barile di Brent, benchmark per il petrolio del Nord Europa, si è avvicinato a $70, sfiorando il massimo del 2019 (fonte: Bloomberg). L’oro è tornato ai $1550 all’oncia, il livello più alto dal 2013 (fonte: Bloomberg). A un primo sguardo si potrebbe dire che le tensioni recenti tra Stati Uniti e Iran stanno impattando i mercati, anche se le motivazioni vanno ricercate più indietro nel tempo.

"Al momento, i fondamentali del mercato del petrolio non sono cambiati. Il nostro scenario di base prevede ancora un eccesso di offerta, grazie al boom dell’estrazione di shale oil e alla debole crescita della domanda globale. In altre parole, il petrolio dovrebbe continuare a essere abbondante. Ciò dovrebbe limitare gli aumenti dei prezzi. In questo contesto, i recenti eventi drammatici non dovrebbero avere un impatto particolarmente rilevante sull’economia globale. Il nostro scenario di base per il 2020 è quello di una ripresa moderata con una crescita lenta ma costante, pressioni inflazionistiche deboli e politiche monetarie accomodanti" Jean-François Jolivalt, gestore multi asset, La Française.

 

Quest'ultimo sviluppo che abbiamo vissuto è la punta di un iceberg che si identifica con le accuse nei confronti di Teheran per un attacco contro le strutture della saudita ARAMCO e ad altre infrastrutture dell’energia saudita . L'esperto spiega che: "I mercati ne furono spaventati, aspettandosi interruzioni alla produzione di petrolio proprio nella regione dei maggiori produttori di greggio. Appena pochi giorni dopo l’annuncio dei raid americani, l’Iran ha risposto colpendo con missili una base militare irachena i. Mercoledì scorso il presidente Trump ha pubblicamente minimizzato l’intera situazione cercando di contenere l’escalation di ostilità con l’Iran".

 

Le ragioni principali di questo movimento relativo alla volatilità vanno ricondotte ai mercati che stanno scontando una serie di rischi esogeni e poco prevedibili, specialmente quelli connessi alla Brexit e alle dispute legate alla guerra commerciale Usa-Cina. I dati economici migliorati in tutto il mondo suggeriscono che l’ipotesi di una recessione non è più di attualità . Come gli altri asset rischiosi, il petrolio è aumentato di pari passo agli investimenti di tipo ottimista/reflazionista.

 

Jolivalt conclude commentando che: "Sempre difficile prevedere  cosa ci aspetta, poiché non possiamo escludere nuove tensioni. Ogni escalation  potrebbe ovviamente innescare un brusco aumento nei prezzi del greggio e questo peserebbe in definitiva  sulle prospettive macroeconomiche globali. Un aumento dei prezzi sospinto  dall’offerta dovrebbe ridurre il capex globale, colpire la domanda dei consumatori e impattare sugli importatori di petrolio, specialmente i Paesi emergenti con partite correnti in deficit. Questo scenario potrebbe condurre a una significativa pressione deflazionistica, a fronte di una domanda ridotta. Ciò potrebbe a sua volta portare a una risposta forte da parte delle Banche centrali e probabilmente a un proseguimento del calo dei tassi".

 

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