Un altro anno movimentato per i mercati emergenti

Dalle tensioni nel Golfo Persico alla guerra commerciale Usa-Cina fino alla "più grande crisi di cui nessuno parla". I rischi geopolitici secondo M&G
20/01/2020 | Paola Sacerdote

Dopo un 2019 molto movimentato sui mercati emergenti, anche il 2020 si prospetta piuttosto turbolento. Quali potranno essere i principali rischi, geopolitici e non, per le economie in via di sviluppo? Charles de Quinsonas, gestore del fondo M&G (Lux) Emerging Markets Bond di M&G Investments, ne ha fatto un elenco piuttosto ricco, dal quale ha escluso di proposito la Brexit.

 

Partiamo dalle tensioni nel Golfo Persico. "Anche se la crisi dello stretto di Hormuz sembra essersi attenuata nella seconda metà del 2019, l'Iran dovrà a breve, a febbraio 2020, affrontare le elezioni parlamentari in un contesto di forte recessione economica (il FMI prevede una crescita del PIL del -9,5% nel 2020) dopo due anni di sanzioni unilaterali da parte degli USA." spiega de Quinsonas. "Le elezioni potrebbero riaccendere le tensioni quest'anno e l'escalation in Medio Oriente potrebbe avere un impatto significativo sui prezzi degli asset nella regione, dato che il premio al rischio rimane relativamente basso in alcuni paesi con rating più elevati come l'Arabia Saudita, il Qatar, il Kuwait o gli Emirati Arabi Uniti".

 

Uno dei maggiori rischi per i mercati emergenti rimane ovviamente un'escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, dato che la maggior parte di queste economie dipende in larga misura dal commercio globale. "A dicembre, entrambe le parti hanno concordato l'accordo di una "Fase 1" che prevede la riduzione di alcune tariffe USA in cambio di una migliore protezione della proprietà intellettuale statunitense e dell’ulteriore acquisto di prodotti statunitensi da parte della Cina. In ogni caso, si tratta di una tregua, piuttosto che un accordo. Infatti, è probabile che la guerra commerciale sia qui per restare" prosegue l'esperto di M&G

 

Anche le elezioni presidenziali USA rappresentano un rischio geopolitico fondamentale "poiché Trump è stato il Presidente degli Stati Uniti più imprevedibile degli ultimi decenni, in particolare per quanto riguarda la politica estera".

 

Tra gli altri rischi citati da de Quinsonas vi sono poi: le tensioni geopolitiche nell'area del Mar Cinese Meridionale tra la Cina e i principali Paesi della regione; il rischio che il Congresso Usa decida di imporre sanzioni alla Turchia, a seguito dell'acquisto da parte di quest'ultima del sistema di difesa missilistica russa S-400 e dopo il suo intervento militare nel nord della Siria lo scorso ottobre; un possibile deterioramento dei rapporti tra India e Pakistan a seguito della nuova legge sulla cittadinanza indiana voluta dal Premier indiano Modi, senza dimenticare i disordini sociali in diverse aree del mondo, dal Cile al Libano, al Sudan, all'Algeria....

 

Grande rilevanza viene infine data alla "più grande crisi di cui nessuno parla".

"È avvenuta in agosto, è così che l’Istituto mondiale delle risorse (World Resources Institute, WRI), che dal 1982 si occupa di clima, cibo, foreste e altre questioni ambientali e sociali, ha descritto il rischio di stress idrico globale" evidenzia l'esperto di M&G. 

"Un esempio di questo è stata la crisi idrica di Chennai del giugno 2019, quando l'acqua corrente ha smesso di scorrere dai rubinetti della quarta città più grande dell'India (8 milioni di persone) dopo due anni di forti piogge monsoniche e anche a seguito della contaminazione dei fiumi con acque reflue. A differenza dell'attivismo emotivo di Greta Thunberg, il WRI ha pubblicato nell'agosto 2019 l’Atlante Aqueduct Water Risk che ha rilevato che 17 Paesi, rappresentanti un quarto della popolazione mondiale, si trovano ad affrontare uno stress idrico estremamente elevato con conseguenze "sotto forma di insicurezza alimentare, conflitti e migrazioni e instabilità finanziaria."

Le economie in via di sviluppo sono sempre più consapevoli della gestione dell'acqua perché la scarsità di questo bene e lo stress idrico possono costituire un vero e proprio ostacolo alla crescita sociale ed economica se non gestiti correttamente dai paesi".

 

"Ci sono altri fattori ESG che contano per la crescita, ma gli investitori tendono a concentrarsi sulla geopolitica del petrolio, del rischio climatico in generale o della deforestazione. Sono troppo pochi gli investitori che considerano lo stress idrico come un rischio strutturale che pesa sulle questioni economiche, politiche e sociali. La crisi idrica di Città del Capo del 2017-18 o quella di Chennai del 2019 sono esempi di stress idrico che hanno limitato la crescita economica e determinato malcontento sociale. Ma questo fenomeno può anche contribuire all'escalation dei conflitti armati, come in Yemen o in Siria, dove la crisi idrica ha rappresentato un fattore critico" conclude l'esperto.

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