Scenari post-Covid, nessun rischio inflazione

Nel mondo post-Covid si assisterà a una normalizzazione dei consumi ma senza un rapido aumento dei prezzi. L’analisi di AXA IM
07/04/2020 | Redazione Advisor

Che scenario economico ci aspetta una volta che l’emergenza Coronavirus sarà terminata? Uno dei temi su cui si confrontano gli esperti è quello dell’inflazione. Stando ai manuali di economia, a una violenta contrazione della domanda segue necessariamente una contrazione della capacità produttiva e dei prezzi. Nella fase di rimbalzo post-recessione, però si rischia di trovarsi con una domanda che accelera, senza che l’offerta possa starle dietro. Ne segue un'inflazione dei prezzi. È questo un possibile scenario per il medio termine? Secondo Alessandro Tentori, cio di AXA IM Italia, la risposta è negativa.

 

Per un’analisi corretta Tentori raccomanda però di tenere fuori dall’equazione” quegli elementi deflazionari che sono indipendenti dal ciclo congiunturale, per esempio i fattori demografici oppure l’accumulazione strutturale di risparmio (il cosiddetto “savings glut” di Ben Bernanke). Ovviamente, la tacita speranza è che l’epidemia non vada a intaccare questi equilibri strutturali”. Anche il lato monetario dell’inflazione è un elemento strutturale. “Milton Friedman diceva spesso che l’inflazione è sempre e esclusivamente riconducibile a fattori monetari. Questo è vero quando la velocità di circolazione della moneta è costante. Sfortunatamente, in uno scenario in cui il PIL nominale cresce più lentamente della massa monetaria, la velocità di circolazione rallenta. Assistiamo a un rallentamento della velocità di circolazione negli Stati Uniti dal 1997 e le varie misure di politica monetaria (in particolare il QE) non hanno fatto che esacerbare questo trend”.

 

Secondo alcuni politici e studiosi, l’attuale situazione di emergenza è paragonabile a uno scenario di guerra,  e sarebbe quindi molto probabile un forte aumento dei prezzi nel breve/medio periodo, ma secondo Tentori non è un confronto plausibile. “Una caratteristica dei conflitti armati è da un lato la perdita significativa della popolazione in età da lavoro, da un altro la distruzione di capitale fisico. Inoltre, l’armistizio è un evento digitale, lo stato di guerra è binario, o si è in guerra o si è in pace”, ma oggi non assistiamo né a intere generazioni in età lavorativa sacrificate sull’altare della patria, né ci sarà “un armistizio con il Covid, molto probabilmente assisteremo a un processo graduale di normalizzazione. Non ci sarà un boom dei consumi da un giorno all’altro, come se fosse finita una guerra. Sarà piuttosto una normalizzazione dei consumi, sui cui graverà un budget familiare che in una prima fase sarà probabilmente ridotto. Una normalizzazione che verrà accompagnata da una graduale riapertura dell’ossatura produttiva, senza creare quell’effetto a “collo di bottiglia” che potrebbe innescare un rapido aumento dei prezzi” conclude Tentori.

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