La Cina in ripresa offre interessanti opportunità

Gli analisti di Neuberger Berman: “Gli investitori che ripongono più fiducia in un rimbalzo o che hanno una maggiore tolleranza al rischio potrebbero guardare all’azionario”
08/04/2020 | Redazione Advisor

Gli analisti di Neuberger Berman, Peter Ru, China fixed income strategy leader, Ning Meng, senior portfolio manager emerging markets equity team e Alex Gitnik, client portfolio manager fixed income sottolineano come i mercati obbligazionari e azionari cinesi offrano oggi un’interessante opportunità di esposizione ai primi segnali di ripresa dalla crisi globale provocata dalla pandemia di COVID-19.

Ecco tre ragioni per considerare i bond onshore cinesi: “Rendimento attraente rispetto agli altri mercati obbligazionari. A fine marzo, i titoli di stato cinesi garantivano un rendimento del 2,6%. Con quasi 200 punti base, si tratta del più alto spread mai registrato sui titoli del Tesoro statunitense. Con gli ulteriori tagli di interessi previsti in tutte le economie mondiali e un crescente ammontare di debiti a rendimento negativo, la Cina emerge come un Paese con un credito sovrano dal prezzo attraente. Anche in uno scenario di ripresa, riteniamo che i tassi dovrebbero rimanere stabili”. 

Resilienza in avverse condizioni di mercato. “Abbiamo già scritto riguardo ai vantaggi della diversificazione dei titoli obbligazionari cinesi. La questione torna nuovamente alla ribalta durante l’attuale sell-off del mercato, dove la Cina dimostra la sua resilienza in circostanze fortemente avverse. Per la fine di marzo, quando la Cina registrava zero nuovi casi “locali” di Covid-19, il ritorno year-to-date dell’S&P China Bond Index era del 2,55%, percentuale che faceva del mercato il più performante segmento dell’intero universo globale fixed income. A titolo di paragone, il Bloomberg Barclays Global Aggregate USD Hedged Index, nello stesso periodo, garantiva un ritorno del -0,12%, mentre i benchmark di debito dei mercati emergenti in valuta locale erano in doppia cifra negativa, così come molti altri mercati a rischio. I rimborsi internazionali hanno reso la liquidità molto più difficile nel mercato obbligazionario cinese offshore rispetto a quello onshore - stiamo infatti trovando interessanti opportunità per fornire liquidità in quel mercato, aumentando l'allocazione dei titoli offshore in alcuni dei nostri portafogli”.

Interessante premio di rischio per le aziende con il supporto governativo. “Con la Cina che sta già tornando al lavoro, la maggior parte dell’impatto sui profitti aziendali colpirà nel primo più che nel secondo trimestre dell’anno. Le indicazioni del Governo riguardo ai prestiti alle aziende private e pubbliche hanno assicurato un ininterrotto supporto al credito che sta ora dando i suoi frutti nel contenimento delle inadempienze aziendali. Ci aspettiamo un tasso molto più alto di default in altri mercati emergenti. Se i segmenti dell’industria orientati all’export saranno messi alla prova mentre il resto del mondo è impegnato nella lotta al virus, la maggior parte dei settori, incluso l’importante settore immobiliare, sono in ripresa. Sia la produzione che il consumo stanno tornando in vita, supportati ulteriormente dagli stimoli governativi in settori come le infrastrutture. Sul mercato azionario, il rally iniziale era una falsa ripartenza”.

“Gli investitori che ripongono più fiducia in un rimbalzo o che hanno una maggiore tolleranza al rischio potrebbero guardare ai mercati azionari cinesi. Una delle più grandi sorprese della crisi è stata infatti la notevole resilienza delle azioni cinesi di classe A. L’indice azionario di Shenzhen ha chiuso il primo trimestre appena sopra la parità, e nonostante abbia registrato alti e bassi nel tempo, questi sono stati piuttosto lievi rispetto agli andamenti di altri mercati azionari dei Paesi sviluppati ed emergenti. Alla fine di febbraio, il mercato era in rialzo del 10% annuo ma, in linea con le nostre previsioni, questa si è rivelata una falsa partenza. Gli investitori, rassicurati nel vedere che la diffusione del COVID-19 stava rallentando all’interno del Paese, non hanno infatti considerato l’impatto che il contagio a livello globale avrebbe avuto sulla domanda per i settori legati alle esportazioni della Cina, alcuni dei quali ora registrano cali del 20-30% rispetto al picco di mercato”.

"Le valutazioni a riguardo possono essere interessanti, ma c’è un fattore di grande incertezza da tenere in considerazione. Gli utili erano già in calo nel primo trimestre a causa della crisi sanitaria interna, e il protrarsi dello shock della domanda globale avrebbe peggiorato la situazione degli esportatori". 

“Complessivamente, crediamo che i mercati onshore cinesi siano tra i più interessanti da considerare in termini di esposizione ai primi segnali di ripresa dalla crisi provocata dal COVID-19. Forse ancora più importante, una volta che l’entità dell’emergenza sarà diminuita in tutto il mondo, la loro significativa resilienza negli ultimi tre mesi potrebbe indurre gli investitori a cambiare in meglio la propria visione di questi mercati”, concludono gli esperti di Neuberger Berman.

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