Gestore della settimana, Pictet: per i btp la gestione è tattica

Sul fronte equity la società mantiene un’esposizione neutrale all’azionario europeo sottolinea Andrea Delitala, head of euro multi asset del gruppo
11/05/2020 | Marcella Persola

Le iniziative di politica fiscale in Europa sono lasciate prevalentemente ai singoli paesi, liberati dai vincoli del Patto di Stabilità. Quelle dell’Unione Europea sono, per ora, insufficienti e frutto di difficili negoziati. La BCE è nuovamente chiamata - all’indomani del cambio della guardia - a farsi ampio carico della gestione della crisi più profonda dal secondo dopoguerra. Considerando questo contesto, ecco come suggerisce di riequilibrare il portafoglio Andrea Delitala, head of euro multi asset di Pictet Asset Management

 

Come giudicate la risposta europea alla crisi attuale?

Sul piano fiscale è mancata una risposta unitaria convincente da parte delle istituzioni comunitarie; il 23 di aprile è stato approvato dal Consiglio Europeo un pacchetto “minimo” di misure – la cosiddetta cassa integrazione europea, le garanzie a valere sulla Banca Europea per gli Investimenti e le linee di credito del fondo Salva-Stati (MES) – per un importo complessivo di €540 mld, cifra relativamente modesta. Allo studio e in discussione presso la Commissione Europea è invece un piano ben più ambizioso - il Recovery Fund - potenzialmente di dimensioni rilevanti (fino a €2,000 mld) ma la cui struttura e modalità di funzionamento devono ancora essere definite e (la cui partenza è prevista a inizio 2021). Come durante la crisi della periferia europea, la Banca Centrale Europea è il punto di riferimento nella gestione della crisi.

 

La BCE di Christine Lagarde sta offrendo risposte adeguate?

Le iniziative della Banca Centrale Europea, pur sottodimensionate rispetto alle misure senza precedenti annunciate dalla FED, sono indubbiamente importanti. Lo scivolone comunicativo della Lagarde - “non siamo qui per chiudere gli spread” - in occasione della conferenza stampa successiva alla riunione del 19 marzo ha sollevato qualche dubbio circa la volontà della Banca Centrale di confermare il “whatever it takes” che tanto bene aveva servito la BCE nel corso della gestione Draghi. Il costo della perdita di credibilità implica ora uno sforzo incrementale di misure monetarie e ripetuti “test” da parte dei mercati circa la volontà della BCE di contenere la “frammentazione” dei mercati obbligazionari europei. La Corte Costituzionale tedesca ha introdotto un ulteriore elemento di rischio nel medio periodo anche se non interferisce con il QE varato in occasione della Pandemia (PEPP).

 

Come gestite, alla luce di tutto questo, l’esposizione alle diverse classi d’attivo nella zona Euro?

Oltre alle incertezze relative alle riaperture, l’Europa è più vulnerabile rispetto ad altre regioni a rischi di shock finanziari in un contesto istituzionale (Unione Europea) ancora incompleto e con potenziali limiti alla capacità della BCE di garantire, una volta superata la crisi sanitaria, il necessario livello di supporto monetario ai paesi più fragili. Manteniamo pertanto un’esposizione neutrale all’azionario europeo con protezioni opzionali (put-spread) sia sull’indice Eurostoxx e che sulla valuta unica (contro $). Per quanto riguarda il BTP, la gestione è più tattica, intervenendo agli estremi di un ampio intervallo (170 - 270 di spread contro Bund) che riteniamo possa contenere i movimenti in questo contesto.

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