ESMA: il peggio non è passato, il rischio rimane

Un periodo di turbolenze all'orizzonte per investitori istituzionali e retail secondo l'Authority europea che mette in guardia sul disallineamento tra mercati finanziari ed economia reale
15/05/2020 | Greta Bisello

Mercati finanziari ed economia sottostante a due velocità. Durante il primo trimestre del 2020, i mercati azionari hanno registrato correzioni molto elevate a causa di una combinazione della pandemia di Covid-19 e della valutazione che una serie di rischi erano già reali. Da allora, e nonostante l'elevata incertezza e il peggioramento delle prospettive economiche, i mercati hanno registrato un rimbalzo notevole anche grazie ai massicci interventi di politica pubblica nell'UE e altrove.

Secondo un recente report di ESMA questo potenziale doppio binario delle prestazioni del mercato finanziario e dell'attività economica sottostante farà perdurare un lungo periodo di rischio per gli investitori istituzionali e retail. La misura in cui questi rischi potranno concretizzarsi, spiega l'Authority, dipenderà principalmente da due fattori: l'impatto economico della pandemia e l'eventuale insorgenza di ulteriori eventi esterni in un ambiente economico globale già fragile.

 

Guardando specificatamente all'industria dell'asset management negli ultimi mesi questa ha sperimentato turbolenze per gli ETF insieme a UCITS e FCM. La performance però è diminuita tra tutte le asset class in linea con le valutazioni di mercato. Livelli di bassa liquidità, si legge nel report ESMA, sono stati particolarmente impegnativi per i fondi high-yield, quelli legati al mondo del real estate e per i monetari, impedendo un riequilibrio dei portafogli. Sia i fondi azionari che gli obbligazionari europei hanno registrato afflussi durante la prima metà del 1 ° trimestre 20 e, come comprensibile, deflussi durante le turbolenze del mercato a causa della pandemia da COVID-19.

 

La fiducia degli investitori è calata a marzo dopo aver raggiunto un picco nel dicembre 2019. Continua però la tendenza, secondo quanto rilevato da ESMA, del passaggio da gestione attiva a passiva. Crescono gli strumenti UCITS azionari passivi dell'11% e gli ETF del 18% alla fine del 2019 (dai livelli del 10% e 15% di fine 2018).

 


 

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