Reddito fisso, chi saranno i vincitori e i perdenti?

Rischi e opportunità del comparto obbligazionario nell’era post-Covid. L’analisi di Jonathan Gregory, UBS Asset Management
20/05/2020 | Paola Sacerdote

Jonathan Gregory, head of fixed income UK di UBS Asset Management, analizza i rischi e le opportunità del comparto obbligazionario alla luce dell’attuale contesto. L’impatto del Covid-19 sui mercati, spiega lo strategist (nella foto), presenta tre scenari principali. Primo, i rendimenti nominali sono ovunque assai più bassi rispetto a prima della crisi, mentre i rendimenti reali sono generalmente inferiori ma non hanno recuperato fino ai livelli pre-crisi, pertanto potrebbero esserci opportunità di sovraperformance dei rendimenti reali in futuro. Secondo, abbiamo osservato un ampliamento degli spread in tutti i mercati del credito e a seguire un ritracciamento che ultimamente si è interrotto nell’investment grade e nell’high yield, specialmente sui mercati emergenti. In questo segmento gli spread non sono tornati allo stesso livello raggiunto dall’high yield e dall’investment grade nei mercati sviluppati, di conseguenza sono possibili opportunità di rialzo. Terzo, il dollaro ha sperimentato una forte ondata di volatilità e adesso si trova a un livello più elevato rispetto a prima dell’inizio della crisi.

 

Secondo l’esperto di UBS Asset Management  questo contesto è destinato a creare vincitori e perdenti, nonché rischi e opportunità per gli investitori attivi. Gli investitori di maggiore successo saranno quelli che adotteranno un approccio flessibile, interrogandosi sulle decisioni di investimento e sulle proprie view e aspettative.
 

Il mantra dei governi di tutto il mondo è agire in fretta e con vigore in risposta alle turbolenze dei mercati. Gregory evidenzia che gli stimoli fiscali messi in campo per fronteggiare l’attuale crisi sono almeno il triplo di quelli adottati durante la crisi del 2008/2009, ma è una stima per difetto, perché queste cifre non includono i fondi di garanzia stanziati dai governi, bensì indicano solo l’effettiva spesa pubblica. In realtà, il Fondo Monetario Internazionale ha affermato che i livelli di disavanzo fiscale dei mercati sviluppati potrebbero raggiungere mediamente l’11% del PIL globale entro la fine dell’anno, ovvero il 15-20% se si includono i fondi di garanzia per le imprese.

Anche molte banche centrali sono dovute andare ben oltre le proprie politiche per sostenere le rispettive economie, varando misure che superano ampiamente gli interventi del 2008.
 

Siamo in viaggio verso un nuovo mondo, e Gregory evidenzia come in assenza di un vaccino e di cure efficaci, la ripresa sarà diversa da quelle che abbiamo vissuto in passato, e quando le economie riapriranno dovremo muoverci con cautela.

L’era delle banche centrali e degli obiettivi di inflazione “indipendenti” sta per finire. Negli ultimi dieci anni le banche centrali sono state i principali attori dei mercati, anche prima del Covid-19 la forte dipendenza dalle sole politiche monetarie e l’incapacità di raggiungere gli obiettivi di inflazione rappresentavano una sfida, per le banche centrali e i governi, a cambiare approccio. Nel prossimo futuro, la politica monetaria di molti Paesi passerà dal dedicarsi al solo obiettivo di inflazione a un approccio molto più coordinato con la politica fiscale. I governi avranno bisogno dell’intervento delle banche centrali per mantenere bassi i rendimenti.

 

Proprio come nel 2008, sottolinea Gregory, la leva finanziaria viene trasferita nelle mani dei governi. Quest’anno i disavanzi fiscali stanno crescendo e questo creerà vincitori e perdenti, casuali o intenzionali. Le società aiutate dai governi saranno soggette a maggiore scrutinio sulle politiche di distribuzione dei dividendi e sui bonus agli amministratori, come è accaduto al settore bancario durante la crisi finanziaria globale. La pandemia di Covid-19 e le politiche che ne deriveranno avranno implicazioni per il movimento di merci, persone e capitali.

 

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