Reddito fisso: cresce l'interesse per gli emergenti e gli ESG

A dirlo è il terzo Global Fixed Income Study annuale di Invesco, un’approfondita disamina che illustra i vari sentiment emersi dalle interviste a 159 cio e proprietari di asset obbligazionari di tutto il mondo
21/05/2020 | Greta Bisello

Cresce l'interesse degli investitori obbligazionari per i mercati emergenti e i fattori ESG.

A dirlo è il terzo Global Fixed Income Study annuale di Invesco, un’approfondita disamina che illustra i vari sentiment emersi dalle interviste a 159 CIO e proprietari di asset obbligazionari di tutto il mondo. 

Il 72% degli investitori ora detiene un’allocazione al debito dei mercati emergenti rispetto al 49% osservato nello studio del 2018. Un aumento sostenuto soprattutto da investitori nelle regioni EMEA e APAC.

Il 54% degli intervistati ora ritiene che l’analisi ESG possa generare del valore nascosto nel segmento obbligazionario. Più nel dettaglio è l'80% degli investitori EMEA e il 69% degli APAC che incorpora i fattori ESG nei propri portafogli obbligazionari, in rialzo dal 51% e 38% rispettivamente registrati nel 2019. 

“Molti investitori erano soliti presupporre che l’integrazione ESG avrebbe compromesso la performance, ma l’atteggiamento è cambiato. In tutte le regioni, pochissimi investitori hanno riferito che l’integrazione ESG ha ostacolato i rendimenti e, nel caso dell’EMEA, la maggioranza (52%) ha affermato che li ha migliorati”, ha affermato Nick Tolchard, head of EMEA, Invesco Fixed Income.

“Riconoscendo che gli investitori hanno il dovere di rispettare l’ambiente e la società in cui operano, tre quarti (75%) ha indicato la responsabilità sociale come il propulsore principale dell’integrazione dei fattori ESG nei portafogli. Oltre due terzi (67%) degli investitori ha poi citato i desideri degli stakeholder come motivazione fondamentale alla base della decisione di integrare i fattori ESG, a dimostrazione del grado di importanza assunta da questo aspetto per i proprietari di asset e gli investitori" prosegue l'esperto di reddito fisso.

 

C'è un altro tema da affrontare, quello relativo alla  liquidità. La maggioranza (51%) degli intervistati ha espresso preoccupazione per la liquidità del mercato obbligazionario, incerta sul potenziale comportamento dei mercati obbligazionari durante periodi più difficili; al momento dell’indagine, quasi la metà (43%) degli intervistati era convinta che il ciclo economico con una durata record si sarebbe concluso entro un anno. “Gli investitori sono preoccupati per la liquidità e la regolamentazione, soprattutto alla luce del crollo della crescita provocato dal Covid-19”, ha dichiarato Tolchard. “Molti considerano le strategie a scadenza fissa come uno strumento utile per sfruttare ulteriori premi di liquidità, riducendo al contempo i costi e generando rendimenti stabili e prevedibili. Abbiamo riscontrato che il 56% degli investitori le utilizza, inclusi il 72% dei piani pensionistici a contribuzione definita e il 66% delle compagnie assicurative". 

 

Insomma gli investitori obbligazionari avevano cominciato a sviluppare una crescente avversione al rischio prima delle turbolenze di mercato provocate dalla pandemia da Coronavirus nel 1° trimestre del 2020. Quasi la metà (43%) era convinta che il ciclo economico con durata record si sarebbe concluso entro un anno, secondo il consenso con uno soft landing. Il 23% ravvisava una bolla del mercato obbligazionario e solo il 29% temeva un pesante crollo dei corsi obbligazionari.

 

“La percezione della contrazione degli spread ha indotto numerosi investitori ad assumere posizioni prudenti. Alla luce dell’impatto del Covid-19 sul mercato, tali investitori saranno probabilmente sollevati”, ha concluso Tolchard. “Tuttavia, non tutti gli investitori sono stati così prudenti e pertanto alcuni devono gestire una volatilità significativa di settori che sarebbero tradizionalmente considerati asset di elevata qualità, come beni di consumo, petrolio e gas, nonché viaggi.

 

 

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