Non solo Covid: una crisi che ha origini lontane

Secondo gli esperti di TCW la pandemia ha semplicemente messo a nudo la natura strutturalmente fragile e vulnerabile dell’economia globale
21/05/2020 | Redazione Advisor

Perché questa emergenza sanitaria si è rapidamente trasformata in una crisi finanziaria così profonda? Sembra che in pochi si stiano ponendo questa domanda, che secondo gli esperti di TCW ha una risposta chiara: la pandemia ha semplicemente messo a nudo la natura strutturalmente fragile e vulnerabile dell’economia. Così come il virus è più pericoloso per i pazienti immunodepressi, allo stesso modo il blocco dell’attività rappresenta un pericolo maggiore per un’economia sbilanciata e carica di debito come quella attuale.

 

Trent’anni di stimoli ‘cronici’ delle banche centrali, insieme a comportamenti aziendali rischiosi dettati dal credito a buon mercato, hanno reso il sistema drammaticamente impreparato per qualunque shock significativo” spiega Craig Blum, portfolio manager dell’asset manager statunitense. “Non essendo disposte a sopportare l’esperienza politicamente dolorosa di un ciclo di default, le autorità hanno continuato a ‘prendere in prestito domanda dal futuro’ mantenendo i tassi artificialmente bassi. È per questo motivo che continuiamo a sperimentare crolli finanziari al posto dei cicli industriali che erano così comuni un tempo”.

 

“Le politiche delle banche centrali sempre più radicali (e disperate) sono riuscite a isolare alcuni settori dei mercati del rischio, ma azioni di questa entità comportano a loro volta enormi rischi di lungo periodo. Dato che ormai il danno è stato fatto, il pericolo è che questi programmi di liquidità abbiano strascichi molto più lunghi delle stime del consensus” prosegue Blum.

 

L’esperto di TCW ritiene tuttavia che nella fase post-crisi potranno verificarsi cambiamenti interessanti in numerosi ambiti. Per quanto riguarda la finanza aziendale, potremo assistere ad un approccio più cauto da parte delle aziende all’uso della leva, alla gestione delle riserve e ai buyback azionari. A livello di risparmio privato, è probabile una maggiore propensione dei consumatori ad accantonare parte dei propri redditi per far fronte a un’improvvisa perdita del lavoro. La pandemia porterà anche un duro colpo alla globalizzazione, con una rinnovata tendenza alla nazionalizzazione delle industrie e ad avvicinare i sistemi produttivi ai consumatori finali. Il mondo post-Covid potrebbe anche vedere la potenziale fine di 40 anni di disinflazione e l’inizio di una nuova era di deterioramento delle valute globali e di inflazione in crescita. Nell’ambito dell’M&A ci sarà un’accelerazione del consolidamento nei settori più colpiti come food delivery, gestione dei rifiuti, retail, servizi energetici, ospitalità, farmaceutico e aerospaziale. Infine, lo smart working sarà sempre più diffuso, con un aumento significativo della popolazione che lavorerà da casa e una corrispondente diminuzione dei viaggi di lavoro.

 

“Non ci aspettavamo questa pandemia globale, ma non ci ha stupito che si sia rapidamente evoluta in una crisi finanziaria” conclude Blum. “Nonostante la recente espansione da record, abbiamo sempre pensato che la fragilità fosse la regola, non l’eccezione. Forse è finalmente giunto il momento di rivedere le nostre abitudini dannose di consumi sfrenati e stimoli del debito”.

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