I venti di guerra fredda tra USA e Cina gelano l’ottimismo

Per gli analisti di Franklin Templeton “le preoccupazioni per l’origine e la diffusione del Coronavirus hanno ulteriormente acuito le divisioni”
25/06/2020 | Daniele Riosa

“Sembra che l’epidemia stia superando il picco negli Stati Uniti e in Cina (escludendo una seconda ondata) e con la riapertura delle economie i governi si stanno concentrando su un ritorno alla normalità, per cui è tornato in primo piano il conflitto commerciale tra le due potenze”. Secondo il team emerging markets equity di Franklin Templeton, “le preoccupazioni per l’origine e la diffusione del virus hanno ulteriormente acuito le divisioni. A dispetto di qualche timore dei mercati per il possibile fallimento dell’accordo, dato il cambiamento sostanziale delle condizioni economiche a seguito della pandemia, prevediamo che entrambe le parti cercheranno ancora di rispettare gli impegni presi”.

La guerra commerciale che da circa due anni contrappone le due maggiori economie mondiali – argomentano gli esperti - si è progressivamente trasformata in una conflittualità che abbraccia una molteplicità di aree, fra le quali la tecnologia, la finanza e, più recentemente, l’origine e la diffusione del Covid-19. L’ottimismo ispirato dalla chiusura della ‘fase uno’ dell’accordo commerciale e la prevista prosecuzione dei negoziati fra Stati Uniti e Cina hanno avuto vita breve, a causa della centralità assunta dalla pandemia. La quale ha causato un costo economico ragguardevole, con un netto aumento della disoccupazione e un significativo peggioramento delle condizioni finanziarie in molti paesi. Nonostante gli stimoli fiscali e monetari senza precedenti introdotti dai governi di tutto il mondo per attenuarne l’impatto, i tempi esatti di una ripresa sono incerti”.

Per le società, “nel 2020 ci aspettiamo revisioni negative degli utili in tutti i paesi e settori. Le valutazioni dei ME ci sembrano ancora più interessanti visto l’ulteriore sconto del multiplo prezzo-utili rispetto ai mercati sviluppati, dal 25% di fine dicembre 2019 al 35% di fine maggio scorso. Anche se ci aspettiamo volatilità nelle previsioni sugli utili dei prossimi mesi, riteniamo che la nostra enfasi sulla capacità di generare utili sostenibili nel lungo termine dovrebbe aiutarci a superare questo periodo. Sviluppi e tendenze dominanti nei mercati emergenti A maggio i titoli azionari dei ME hanno consolidato il progresso, sulla scia degli omologhi dei mercati sviluppati. Gli investitori hanno accolto con favore il graduale allentamento dei blocchi legati al Coronavirus in diverse parti del mondo, incoraggiando le relazioni sulle sperimentazioni dei vaccini e un maggiore stimolo economico a livello globale”.

“Il riaccendersi delle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina ha tuttavia frenato l’ottimismo. Le valute dei ME si sono generalmente rafforzate rispetto al dollaro statunitense. I prezzi del petrolio sono risaliti grazie ai tagli dell’offerta e alle speranze di un miglioramento della domanda alla ripartenza delle economie. A maggio l’indice MSCI Emerging Markets ha guadagnato lo 0,8%, mentre l’indice MCSI World ha reso il 4,9%, sempre in dollari statunitensi”, conclude il team di Franklin Templeton.

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