Otto motivi per investire in Cina e nei mercati emergenti

Gli investimenti in Cina sono ancora un'opportunità troppo grande da poter essere ignorata? Alcune riflessioni di UBS AM sulla ripresa post-Covid negli em
03/07/2020 | Paola Sacerdote

Geoffrey Wong, head of emerging markets and Asia-Pacific Equities di UBS Asset Management, individua otto buone ragioni per mantenere un’esposizione al gigante asiatico.

 

Innanzitutto, anche se questa volta l'impatto economico globale potrebbe essere maggiore rispetto a quello del 2008-2009, i mercati emergenti sono ora maggiormente guidati e influenzati da politiche locali. Nel corso degli anni, la composizione dei mercati emergenti si è spostata verso settori domestici quali il consumo, l'e-commerce e i servizi finanziari e si è allontanata da settori più globali quali quello energetico e dei materiali. Ciò ha portato i mercati emergenti ad essere meno esposti ad una recessione globale rispetto a quanto lo fossero durante la crisi finanziaria globale o lo scoppio dell'epidemia da SARS.

 

In secondo luogo, i bilanci delle società dei mercati emergenti sono più solidi quando confrontati al loro status nel periodo della crisi finanziaria asiatica del 1997/1998 e appaiono più difensivi se paragonati a quelli di aziende degli Stati Uniti e dell'Europa. Considerato ciò, nei prossimi mesi si potrà assistere ad un incremento della leva finanziaria dettato dalla necessità delle aziende di condurre il loro business durante un periodo di crisi.

 

Terzo, la risposta sul fronte politico dei Paesi emergenti è stata ampia, con ulteriori possibilità di espansione. Sul fronte di politica monetaria, le banche centrale di undici Paesi hanno tagliato ad aprile i tassi di interesse. Sul fronte fiscale, l'azione dei governi si sta intensificando.

 

Quarto, il COVID-19 fornisce un ulteriore impulso alla diversificazione delle catene di approvvigionamento dalla Cina. Molte aziende stanno tuttavia esaminando la strategia "Cina più uno", che quindi fa presupporre che la Cina continuerà ad essere sia un'importante Paese di produzione che un importante mercato finale per le aziende.

 

Quinto, le tendenze strutturali sono state accelerate. I cambiamenti comportamentali indotti da COVID-19 hanno accelerato la transizione da servizi offline a servizi offline, a beneficio di aziende attive nel tutoraggio post-scolastico, nei servizi finanziari e nella diagnosi medica. Le aziende stanno inoltre intensificando gli investimenti nella ricerca. nello sviluppo e nella innovazione e ciò è accompagnato da una domanda crescente per soluzioni automatizzate.

 

Sesto, il comparto azionario cinese ha sovra-performato molti mercati sviluppati, per tre ragioni: in primo luogo la Cina ha risposto in modo decisivo e di successo nel controllo dell'epidemia e ciò ha dato fiducia agli investitori; in secondo luogo la Cina si è mossa rapidamente e ha mostrato una forte capacità di stimolare e sostenere l'economia e, infine, le azioni statunitensi hanno iniziato l'anno su livelli di quotazione più costose rispetto a quelle cinesi.

 

Settimo, non sono cambiati i driver fondamentali a lungo termine Le tendenze demografiche che caratterizzano i Paesi emergenti non cambieranno a seguito della pandemia; la popolazione in età lavorativa dovrebbe continuare a crescere ad un tasso medio dello 0,81% all'anno tra il 2020 e il 2050 mentre il tasso di crescita sarà negativo nei Paesi sviluppati, dove si attende una decrescita dello 0,3% l'anno. Questo trend fa capire che la nuova popolazione attiva nel mondo del lavoro e i nuovi consumatori proverranno dai Paesi emergenti e supporteranno così la crescita della domanda interna.

 

Infine, le valutazioni attuali dei mercati emergenti offrono interessanti punti di ingresso per gli investitori. I mercati emergenti sono entrati in questa fase di crisi con valutazioni economiche e ad oggi sono scambiati a livelli che si aggirano attorno all'1,5 price/book – valore molto inferiore rispetto alla media storica dell'1,8 – le valute dei mercati emergenti sono vicine ai minimi storici considerando i tassi di cambio effettivo reale. Analizzando gli ultimi venti anni, il mercato azionario emergente ha solitamente intrapreso trend di ripresa rapidi dopo periodi di deflusso, tra i quali si ricorda il periodo di epidemia da SARS nel 2002 e la crisi finanziaria globale del 2008/2009. Pertanto, sebbene sia difficile prevedere la probabilità di una seconda ondata di contagi da COVID-19, concentriamo la nostra attenzione su società in grado di resistere per un orizzonte temporale di almeno 12 mesi ad una condizione difficile in termini di bilancio e di cassa.

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