Aumentare l’esposizione alle azioni europee

Nadège Dufossé (Candriam): “Con la ripresa economica ci aspettiamo che le condizioni finanziarie restino accomodanti e quindi favorevoli per l’oro”
29/07/2020 | Daniele Riosa

“I mercati finanziari sono stretti tra due forze opposte. Da un lato, i dati economici hanno prodotto sorprese positive da giugno, indicando una rapida ripresa dell'attività. Dall'altro, la diffusione del virus è ancora lontana dall'essere contenuta a livello globale. La minaccia di un’evoluzione fuori controllo del virus in diversi Paesi o i timori di una seconda ondata potrebbero pesare sulla ripresa economica, nonostante il sostegno dei governi e delle banche centrali”. Di conseguenza, spiega Nadège Dufossé, cfa head of asset allocation di Candriam, “abbiamo aumentato la nostra esposizione ad asset class e regioni che presentano valutazioni interessanti e che beneficeranno della ripresa, continuando a mantenere delle coperture, in particolare sull’esposizione azionaria”. 

Nello specifico “abbiamo aumentato la nostra esposizione alle azioni europee (principalmente dell'Eurozona) e al credito europeo Investment Grade. Siamo costruttivi anche sul debito periferico europeo e negativi sui titoli di Stato tedeschi. Al contrario, da giugno abbiamo scelto di ridurre la nostra esposizione alle azioni statunitensi, considerando che nel Paese i rischi si stanno accumulando e che l'indice S&P 500 ha registrato rendimenti positivi su base annua. L'incertezza sembra oggi più forte negli Stati Uniti che in Europa. Questi rischi sono per lo più associati a due fattori: da un lato, la gestione dell'epidemia di Covid-19 e del suo impatto economico e, dall'altro, la probabilità di un’’onda blu’ alle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Oggi, la probabilità di una netta vittoria democratica, presidenza e congresso è notevolmente aumentata. Una vittoria di Joe Biden potrebbe avere impatti negativi su diversi settori (in particolare per l’healthcare o per quello energetico)”.

“L’impatto complessivo sul mercato americano – rileva l’analista - è più difficile da determinare. Alcuni punti del suo programma sembrano dannosi, come ad esempio l’aumento delle imposte sui redditi delle società o il salario minimo, mentre il lancio di un programma infrastrutturale che tenga conto dell’ambiente e una possibile distensione delle relazioni internazionali sarebbero fattori decisamente positivi. I rischi economici e politici sembrano superiori a quelli europei. La parte più resiliente del mercato americano, costituita dai titoli “growth”, ha registrato un netto rialzo delle valutazioni nelle ultime settimane, che potrebbe costituire un rischio ulteriore in caso di ribaltamento delle aspettative del mercato”.

Per questo “la nostra costruzione del portafoglio favorisce di conseguenza asset e regioni particolarmente esposti alla ripresa economica. I rischi sono presenti e ben identificati dagli investitori, fatto che limita comunque il potenziale drawdown sui mercati finanziari: il sentiment non è eccessivamente positivo e gli investitori hanno mantenuto elevati livelli di liquidità in portafoglio. Il nostro posizionamento è complessivamente risk on (preferenza per l’Europa, per alcuni settori value e per gli asset emergenti), ma manteniamo delle coperture contro il rischio azionario, in modo da limitare l’impatto della volatilità residua”.

“Anche il contesto di tassi bassi, generalizzato grazie al supporto massiccio delle banche centrali, rappresenta ancora una sfida per qualsiasi portafoglio bilanciato. Guardiamo ad asset class che hanno un ruolo di ammortizzatore. L’oro ha riportato performance positive da inizio anno. Il suo prezzo ha una correlazione negativa all’andamento dei tassi reali, scesi per effetto dell’intervento delle banche centrali. Con la ripresa economica, ci aspettiamo che le condizioni finanziarie restino accomodanti e quindi favorevoli per il metallo giallo”, conclude Dufossé.

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