Post Covid-19, il momento perfetto per la sostenibilità

I fondi globali ESG hanno visto afflussi pari a 4,9 miliardi di dollari nella prima settimana di luglio, il maggiore livello mai raggiunto spiega My-Linh Ngo, head of ESG investment, BlueBay Asset Management
29/07/2020 | Greta Bisello

Dalle crisi nascono opportunità. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere durante questi mesi difficili segnati dalla pandemia Coronavirus e da lockdown globali in cui l'economia si è letteralmente arrestata. Eppure, fuori da retorica, per la sostenibilità il post Covid-19 potrebbe davvero rappresentare un momento di slancio. Ne abbiamo parlato con My-Linh Ngo, head of ESG investment, BlueBay Asset Management.

 

Covid-19 ha rallentato o potenzialmente accelerato la transizione verso la sostenibilità ambientale e non solo?

Sebbene esista il rischio che lo slancio nei confronti dei criteri ESG rallenti a causa dell’attenzione prestata alla gestione del virus, riteniamo che la pandemia offra anche l’opportunità per un’accelerazione dell’azione in tal senso.

A nostro avviso il Covid-19 rappresenta un esempio perfetto del perché sia necessario contrastare il cambiamento climatico – se non venisse affrontato stravolgerebbe il nostro mondo – e di come governi e società siano in grado di attivarsi rapidamente in risposta a una reale emergenza pubblica.

Quindi riteniamo che il Covid-19 dovrebbe essere visto non tanto come un freno al progresso in termini ESG, ma più come un ritardo temporaneo, dopo il quale gli sforzi collettivi riprenderanno e accelereranno, a supporto di una ricostruzione più verde, più resiliente e con pratiche più inclusive. Alcuni dati segnalano già questo spostamento di attenzione. Ad esempio, i fondi globali ESG hanno visto afflussi pari a 4,9 miliardi di dollari nella prima settimana di luglio, il maggiore livello mai raggiunto negli ultimi due anni su base settimanale, rendendo la quota di afflussi da inizio anno pari a 68 miliardi di dollari (fonte: EPFR Global, BofA European Equity Quant Strategy, luglio 2020). Inoltre, alcuni dati hanno mostrato anche una sovraperformance dei fondi ESG rispetto ai non-ESG o al benchmark.

A livello di politiche, con governi e istituzioni in tutto il mondo che stanno rispondendo alla pandemia con i pacchetti di stimolo più estesi sin dalla Grande Depressione, in Europa ad esempio un numero crescente di aziende e leader di settore hanno chiesto che il Green Deal europeo fosse al centro del pacchetto per la ripresa. Dato che le enormi misure di supporto modelleranno le economie e le società nazionali e regionali nei prossimi decenni, è fondamentale che combinino le necessità economiche di breve termine agli obiettivi sostenibili di lungo termine. Sembra proprio che le autorità abbiano accolto tali richieste.

 

Quali delle tre macro-aree E-S-G, secondo lei, avrà la meglio nel prossimo futuro essendo più "urgente"?

Il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno dell’azione ESG. Si prevedeva che il focus principale sarebbe rimasto sulla “E” di ESG – environment, ovvero l’ambiente – e sul cambiamento climatico nello specifico.

Non è difficile capire il perché: l’impatto fisico del cambiamento climatico è diventato sempre più visibile e stiamo iniziando a percepire da parte del mondo politico la volontà di intraprendere un netto percorso in direzione di una regolamentazione più stringente sul cambiamento climatico.

A livello di opinione pubblica, la plastica (e il suo impatto sulla biodiversità) è diventato un tema focale, tanto da spingere le persone a intraprendere azioni individuali. Anche i disordini sociali e il crescente populismo nato dalle preoccupazioni in ambito di diritti umani hanno impattato sulle scelte degli investitori, aumentando l’attenzione sulla componente “S” – sociale – dei criteri ESG.

Guardando avanti riteniamo che il focus passerà dall’essere prevalentemente sulla “E” ad essere più bilanciato, con una maggiore attenzione nei confronti delle questioni sociali, a dimostrazione dell’interconnessione tra persone, pianeta e prosperità.

 

Quali sono le vostre priorità per il 2020 e perché?

L’incertezza legata al Covid-19 rende complesso capire realisticamente quanti obiettivi saremo in grado di raggiungere quest’anno. Nonostante ciò, abbiamo deciso di attenerci ai nostri piani originali, consapevoli della possibilità di dover aggiustare alcuni elementi nel corso dell’anno.

In particolare, sono sei le nostre priorità per il 2020, su alcune delle quali abbiamo già fatto importanti passi avanti. Eccole:

· Ampliare la nostra offerta di fondi ESG, con il lancio di due fondi investment grade ESG, “fratelli” degli omonimi già presenti nella nostra gamma, ma con specifico focus ESG;

· Migliorare le nostre politiche di investimento ESG: l’aggiornamento delle policy è già stato implementato

· Includere i criteri ESG nel nostro processo di ricerca sul credito: ad oggi abbiamo già ampliato la copertura su più di 1400 emittenti corporate e sovrani, da noi detenuti, attraverso il nostro framework proprietario

· Sviluppare tool ESG per migliorare il supporto ai team di investimento: ad oggi i criteri ESG sono già stati inclusi nel nostro sistema, rendendo più semplice l’istituzionalizzazione di tale processo, e le attività di engagement vengono ora documentate per policy

· Rafforzare l’infrastruttura per lo sfruttamento di dati di IT ESG

· Avviare maggiori collaborazioni ed engagement: siamo diventati firmatari del Climate Action 100+ e dell’Emerging Market Investors Alliance, oltre che della Task Force on Climate-related Financial Disclosures (TCFD). Inoltre, un highlight inaspettato ma positivo è stato l’engagement con il Brasile sul tema deforestazione. La nostra partecipazione a un’iniziativa collettiva di investitori ha portato a un dialogo con le autorità, con il conseguente annuncio da parte del Governo di una moratoria temporanea sugli incendi quest'anno. È stata ora avviata un’iniziativa formale che sarà co-guidata da noi.

 

 

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