I temi d’investimento dell’economia circolare

Le opportunità globali sono stimate intorno ai 4.500 miliardi di euro entro il 2030, di cui 2.000 solo nell’Eurozona. L’analisi di RobecoSAM
12/08/2020 | Redazione Advisor

Sono molte le opportunità d’investimento legate all’economia circolare, soprattutto per gli investitori europei, anche alla luce della tassonomia finanziaria sostenibile dell'UE e del Recovery Fund. E’ la view di Holger Frey, senior portfolio manager for circular economy equities di RobecoSAM.

 

“Attualmente consumiamo 100 giga tonnellate di risorse ogni anno e solo il 9% è coinvolto in un qualche processo circolare” osserva Frey. “Tuttavia, quello che stiamo vedendo in termini di sviluppo normativo è molto promettente. È in atto un'evoluzione da una cultura caratterizzata da quadri e politiche distinti a qualcosa di molto più sofisticato ed olistico. Un buon caso è quello dell'Unione Europea, dove lo scorso marzo è stato pubblicato il nuovo Piano d'azione per l'economia circolare”.  Inoltre, entro la fine del 2021 sarà effettivamente in vigore la tassonomia finanziaria sostenibile dell'UE, che sarà la cornice di riferimento per classificare gli investimenti sostenibili, e soprattutto non bisogna dimenticare che il 25% dei 750 miliardi del Recovery Fund verrà destinato alle spese legate al cambiamento climatico.

 

“Durante questa crisi, l'interruzione della supply chain è stato uno degli argomenti più dibattuti” prosegue Frey. “Ha avuto origine in Cina: le aziende erano più preoccupate sul fronte della produzione, mentre in seguito c'è stato maggiore timore sul lato della domanda. Ora, molte realtà stanno discutendo sulla necessità di rimpatriare gradualmente alcune sezioni della propria supply chain che erano state esternalizzate, e questa crisi ha aumentato la consapevolezza nel considerare il tema degli sprechi, e su come ottenere una migliore ottimizzazione per l'inventario e il magazzino, che è un altro fattore determinante”.

 

 In termini di opportunità per gli investitori, lo strategist individua quattro aree più ampie. “Le opportunità globali sono stimate pari a 4.500 miliardi di euro fino al 2030. A livello UE, si tratta comunque di 2.000 miliardi di euro. Una parte consistente di queste opportunità è legata alle idee a favore di una riduzione dello spreco di risorse e ad un aumento dell'attività di riciclaggio; quindi, si fa strada la questione del recupero del valore intrinseco dei prodotti invece di optare per il loro smantellamento – c'è una ricchezza di valore in ogni prodotto che è molto superiore rispetto al valore della materia prima necessaria per la sua produzione. In terzo luogo, ci sarebbe il tema dello spreco nel ciclo di vita dei prodotti che le aziende possono sfruttare per implementare versioni che abbiano una maggiore durata. Infine, c'è la questione delle capacità sprecate, come si vede applicato nella sharing economy” spiega ancora Frey.

 

“Tuttavia, ciò che le giovani generazioni chiedono lascia ben sperare, in quanto c'è una forte spinta da parte dei consumatori per il cambiamento di prodotti e servizi e la richiesta riguarda prodotti più sostenibili. In questo senso, il ruolo dei social media può contribuire ad amplificare il cambiamento. Finalmente, c'è una buona probabilità che saremo in grado di sfruttare la tecnologia disponibile a nostro vantaggio e vedere il valore nei prodotti che oggi vengono semplicemente sprecati” conclude lo strategist.

 

 

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