L’economia americana ostaggio della politica

A causa del disaccordo tra Democratici e Repubblicani sul piano di aiuti post-Covid migliaia di imprese e milioni di posti di lavoro sono a rischio. L’analisi di Mirabaud
12/08/2020 | Paola Sacerdote

Le interminabili trattative negli Stati Uniti tra Democratici e Repubblicani riguardo al piano per aiutare le imprese e le persone colpite dalla pandemia stanno prendendo una piega tragica, tenendo in ostaggio una parte significativa della popolazione. Se le discussioni, ovviamente di parte, dovessero continuare, probabilmente da un punto di vista economico la fine dell'anno negli Stati Uniti sarà catastrofica”.  E’ il giudizio perentorio di John Plassard, investment speacialist del Gruppo Mirabaud.

 

“In assenza del raggiungimento di un accordo da parte del Congresso sul piano per aiutare l'economia e l'occupazione, il Presidente USA Donald Trump ha presentato sabato scorso un nuovo piano di aiuti, creato attraverso ordini esecutivi, e rivolto ai milioni di americani minacciati di sfratto o colpiti dalla disoccupazione”.  “Tuttavia”, spiega Plassard, “questi annunci sono già stati contestati in tribunale. “Infatti, è al Congresso che la Costituzione statunitense affida la maggior parte del potere di spesa. Il problema è che gli aiuti alle imprese, dopo aver concesso 5,1 milioni di prestiti per un valore di 523 miliardi di dollari, sono finiti sabato”.

 

“Il Congresso sta attualmente discutendo la possibilità di ulteriori aiuti per le piccole imprese come parte di un più ampio programma per contrastare il coronavirus. Una proposta permetterebbe alle aziende più colpite, quelle le cui entrate sono diminuite di oltre il 50%, di richiedere un secondo prestito PPP”.

 

Il PPP (Paycheck Protection Program), che eroga prestiti per consentire alle piccole e medie imprese colpite dal coronavirus di coprire i salari dei loro dipendenti e parte dell'affitto, ha probabilmente contribuito a ridurre la disoccupazione e a creare posti di lavoro negli ultimi 3 mesi, ma non è tutto così semplice. “Mentre i 350 miliardi di dollari iniziali sono stati spesi rapidamente, circa 100 miliardi di dollari della seconda tranche sono ancora disponibili, il che potrebbe significare che un minor numero di piccole imprese (che generano il 44% dell'attività economica negli Stati Uniti) hanno ricevuto prestiti perché non in grado di sopravvivere.

Un'indagine del National Bureau of Economic Research ha rilevato che i prestiti PPP hanno portato a un aumento dai 14 ai 30 punti percentuali del tasso di sopravvivenza atteso di un'azienda e hanno avuto un effetto positivo, ma impreciso, sull'occupazione. Il PPP è quindi necessario, ma non è un rimedio di per sé” prosegue Plassard.

 

Plassard ricorda che quando è stato creato il PPP, il governo americano si aspettava che la pandemia si placasse prima dell'estate, che le imprese riaprissero e che la vita tornasse a una parvenza di normalità, ma così non è stato, e l’impatto sull’economia si sta rivelando sempre più pesante. “Dall'inizio della pandemia, quasi 40 milioni di americani hanno reclamato un'assicurazione contro la disoccupazione. Milioni di cittadini statunitensi stanno affrontando la prospettiva della perdita permanente del lavoro, che costringerà alcuni di loro a cercare nuove occupazioni, anche in settori differenti.

Un terzo dei bar e dei locali ha chiuso definitivamente a livello nazionale, circa un quarto a fine giugno, secondo la società di analisi dati sulle piccole imprese Womply. Così come un quinto dei ristoranti e il 12% dei negozi al dettaglio. Il governo federale ha quindi l'obbligo di offrire maggiore assistenza alle piccole imprese per evitare il rischio di nuove chiusure permanenti. E deve farlo al più presto, perché la situazione non può che peggiorare. Ne va della sopravvivenza di migliaia di imprese e di milioni di posti di lavoro. Più tempo ci vorrà per creare un nuovo PPP, più "vittime" (in tutti i sensi) ci saranno” spiega ancora Plassard.

 

“Le aspre discussioni tra Repubblicani e Democratici al Congresso su come aiutare le imprese in difficoltà sono più di una semplice faida tra due fazioni opposte. Infatti, più le discussioni si trascinano, più le imprese in bancarotta, i posti di lavoro persi e gli accantonamenti sui prestiti bancari continueranno. Il tempo scorre!” conclude l’esperto.

 

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