Tassi e crescita contenuti favoriscono i paesi emergenti

In un mondo con tassi di interesse e di crescita stabili, i paesi emergenti risultano sempre più attraenti. La view di T. Rowe Price
28/08/2020 | Lorenza Roma

La risposta di governi e banche centrali sia nel mondo sviluppato che in quello emergente è stata senza precedenti. Scott Berg, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Global Growth Equity di T. Rowe Price, analizza le opportunità che offre il segmento dei mercati emergenti alla luce delle nuove decisioni di politica monetaria. "Ci si aspetta che a livello globale il QE delle banche centrali nel 2021 sarà più che doppio rispetto all’ultimo picco raggiunto nel 2010 dopo la crisi finanziaria globale. In un periodo di 3-4 mesi la Fed ha adottato un QE circa doppio rispetto a quello introdotto durante l’intero periodo della crisi finanziaria globale tra il 2008 e il 2010", ha spiegato Berg.

 

Il Coronavirus potrebbe cambiare il profilo di crescita dei mercati emergenti? Per rispondere a questa domanda, il gestore divide i mercati emergenti in due gruppi. Nel primo c'è la Cina che pur essendo stato il fulcro originario del virus, mostra rendimenti da inizio anno per il segmento A-share in linea con quelli del NASDAQ, essendo stata l’economia con le migliori performance tra i principali paesi del mondo e la prima a entrare in fase di ripresa. Il secondo gruppo contiene gli esportatori di beni manifatturieri, come Corea e Taiwan, paesi che pur essendo annoverati tra i mercati emergenti dovrebbero essere considerati come parte delle supply chain tecnologiche del mondo sviluppato. Nel terzo gruppo rientrano gli esportatori di commodity, come Brasile, Russia, Sudafrica e Medio Oriente. Infine, il quarto gruppo contiene un numero esiguo di paesi con diverse caratteristiche chiave in comune: dinamiche demografiche positive, un basso rapporto debito/Pil, tassi di interesse “normali” e tassi di crescita strutturale notevolmente superiori, come India, Indonesia, Filippine, Vietnam e Perù. Per gli investitori internazionali, questa è la parte veramente interessante dell’universo emergente. "Il fatto che il Covid-19 stia portando a un mondo in cui tassi di interesse e crescita saranno inferiori e più a lungo, poter investire nei paesi emergenti del quarto gruppo, che mostrano una crescita più rapida, sarà sempre più importante", ha precisato il gestore.

 

Cosa bisogna aspettarsi nell’azionario globale, dopo il rimbalzo più corto della storia? "La cautela è oggi ancora più necessaria rispetto a qualche mese fa, per diversi motivi. In primo luogo, stiamo vedendo una seconda ondata di casi, quindi i costi economici della crisi potrebbero essere più vasti e duraturi di quanto previsto", ha spiegato Berg. "La ripresa resta fragile e persiste l’incertezza. In secondo luogo, le tensioni tra Usa e Cina potrebbero peggiorare prima delle elezioni di novembre. Terzo, le elezioni saranno un momento complesso. Una vittoria democratica vedrà probabilmente un brusco cambiamento di direzione nelle politiche e un nuovo regime normativo e fiscale", ha aggiunto il gestore. "Alla luce di questi rischi ho rimosso dal portafoglio le società che non sembrano più mostrare valore a causa dei prezzi elevati, nonostante le buone prospettive di crescita. È interessante notare che, oltre ai titoli che ci aspettiamo emergeranno come potenziali vincitori nel post-crisi, il nostro secondo sovrappeso è al momento sui titoli finanziari. Al di là di questi aggiustamenti, non è il momento giusto per diventare ultra-difensivi nel portafoglio, dato che a nostro avviso ci troviamo agli inizi di un nuovo ciclo per l’azionario", ha concluso Berg.

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.