Tech USA, vendere o non vendere?

Il rally è arrivato a fine corsa o il comparto ha ancora spazio per continuare a salire? La view di Legal & General IM
09/09/2020 | Paola Sacerdote

Il sell-off degli ultimi giorni sembra incrinare qualche certezza riguardo al fatto che il trend al rialzo del settore tech Usa sia destinato a durare ancora a lungo. E' forse venuto il momento di vendere? Secondo Lars Kreckel, global equity strategist di Legal & General Investment Management (LGIM), pur rimanendo vigili nel cercare segnali di eccesso nella corsa del tech, la risposta è negativa. Vediamo perchè.

 

Innanzitutto, il settore tecnologico presenta numerosi punti di forza: ha un buon posizionamento, che gli permette di beneficiare dei trend del post-pandemia; l’alta liquidità del settore consente di effettuare investimenti opportunistici, in uno scenario di accelerazione del passaggio di molte attività all’online; beneficia di un clima di bassi tassi d’interesse a lungo; è meglio in grado della maggior parte dei settori di aumentare gli utili attraverso tagli dei costi, riacquisti o dividendi; è relativamente immune all’aumento del costo del lavoro attualmente in atto negli Stati Uniti; ha un’esposizione diretta al ciclo del credito relativamente bassa, anche se il segmento del capitale di rischio del mercato potrebbe incontrare difficoltà e questo potrebbe avere alcune ricadute; si colloca nel segmento dei costi elevati del mercato statunitense, ma le sue prospettive di crescita rendono accettabili le valutazioni.

 

A proposito di valutazioni: sono troppo elevate? Kreckel fa notare come, nonostante la sua sovraperformance, la valutazione relativa del settore rispetto all’indice S&P 500 oggi sia la stessa di gennaio. Questo elemento rappresenta una grande differenza rispetto all’impennata del tech nei primi anni ’90, guidata prevalentemente dalle valutazioni.

 Tutto ciò può sembrare controintuitivo, ma si può capire guardando alle aspettative sui guadagni relativi, che crescono di pari passo con i prezzi relativi.

 

Da questo punto di vista diversi elementi rendono fiduciosi nel fatto che le stime del consensus sull’andamento dei guadagni possano effettivamente essere raggiunte.

 In primo luogo, c’è stata una significativa differenziazione nella revisione degli utili del settore tecnologico, che va oltre un aggiornamento generale dei grandi nomi che vi operano. Inoltre, nelle recenti reporting seasons, le società hanno continuato a superare le stime degli analisti, nonostante questi continuassero ad aumentarle. Infine, questa caratteristica di battere le attese non riguarda solo il 2020. 

 

Venendo ai rischi, secondo Kreckel i due aspetti da tenere maggiormente in considerazione sono le pressioni normative e la potenzialità di una recessione ciclica.

 Iniziando da quest’ultima, lo strategist ritiene che il rischio sia limitato, perchè ci vorrebbe tempo prima che si venissero a creare quegli eccessi che tendono a portare la fine di un ciclo economico senza la presenza di un fattore esterno.

Quanto alla regolamentazione, Kreckel ritiene che si andrà verso progressivo inasprimento. In questo ambito, un fattore che potrebbe avere un peso sono le elezioni presidenziali statunitensi, ma né un Trump 2.0 né un Biden 1.0 dovrebbero comportare conseguenze negative. Inoltre, il fatto che la supremazia tecnologica sia un aspetto centrale nella lotta geopolitica tra Cina e Stati Uniti allontana ulteriormente l’evenienza di una regolamentazione più aspra che certamente andrebbe a danneggiare questi ultimi.

 

In conclusione, per adesso e pur rimanendo vigili nel cercare segnali di eccesso nella corsa del tech, lo strategist ritiene utile mantenere la posizione in questo settore.

 

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.