Brexit, la scadenza è sempre più vicina

Le incognite legate ai termini delle future relazioni tra Unione Europea e Regno Unito sono ancora molte. L'analisi di WisdomTree
24/09/2020 | Redazione Advisor

Per la maggior parte dell'anno l'attenzione è stata catalizzata dalla crisi scatenata dalla pandemia, ma ora il tema Brexit torna prepotentemente alla ribalta. Regno Unito ed Europa stanno ancora discutendo animatamente sui negoziati, mentre la scadenza del 31 dicembre 2020 per concordare i termini delle loro future relazioni si avvicina in fretta. Mobeen Tahir, associate director, research di WisdomTree, analizza l'impatto del fattore "B" su mercati e scelte d'investimento.

 

"Quest’anno, l’azionario inglese ha performato molto meno positivamente di quello europeo" commenta Tahir. "L'indice FTSE 100 del Regno Unito è sceso di oltre il 20%, mentre l'indice Euro Stoxx 600 è sceso di poco più dell'11% rispettivamente in sterline e in euro. Se si confrontano i due indici in euro, il Regno Unito si trova in una situazione ancora peggiore a causa della debolezza della sterlina rispetto all'euro - un altro segno del fatto che il Regno Unito è più penalizzato dal rischio di perturbazioni e incertezze legate alla Brexit". 

 

"Ora, se da un lato è possibile sostenere che la pandemia ha causato più danni economici al Regno Unito che all'Europa, il fattore Brexit non può certo essere escluso" prosegue l'analista. "L'Unione Europea rappresenta il 43% di tutto l'export britannico e il 51% di tutte le importazioni del Regno Unito. La quota del Regno Unito negli scambi commerciali dell'UE non è trascurabile, ma è certamente inferiore, dato che il Regno Unito rappresenta il 14,9% di tutte le esportazioni dell'UE e il 10% di tutte le importazioni. L'uscita del Regno Unito dal mercato europeo senza un accordo commerciale favorevole metterà le esportazioni del Regno Unito in una posizione di svantaggio competitivo e danneggerà Londra molto più dell'UE".

 

Tahir evidenzia che nel breve termine potrebbe esserci un effetto positivo sui mercati, legato a un possibile ulteriore indebolimento della sterlina. "L'indice FTSE 100 ha registrato un guadagno di quasi il 15% tra il 23 giugno 2016 - giorno del referendum di Brexit - e la fine del 2016. Ciò non è avvenuto perché i mercati hanno percepito che Brexit apportava significativi benefici economici al Regno Unito. È stato invece innescato da un drastico calo della sterlina, segno che le prospettive economiche si erano fortemente deteriorate. Dato che le società del FTSE 100 generano oltre il 70% dei loro ricavi dall'estero, il deprezzamento della sterlina ha incrementato la competitività delle esportazioni britanniche - a breve termine - e quindi ha fatto salire le azioni britanniche".

 

"Un effetto simile potrebbe offrire un vantaggio ora con la sterlina che probabilmente si indebolirà man mano che l'enigma di Brexit diventerà più problematico. La recente indicazione della Bank of England secondo cui è possibile prendere in considerazione tassi d'interesse negativi potrebbe anche impedire alla valuta di rafforzarsi. Questa tregua a breve termine non deve tuttavia mascherare la sfida che la Brexit pone al Regno Unito, anche se i mercati azionari dovessero assumere una visione miope. Gli investitori potrebbero quindi considerare di continuare a cercare coperture difensive per mitigare non solo il rischio di una Brexit disordinata e disruptive, ma anche l'incertezza che da essa deriva" conclude l'esperto.

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