Un autunno di incertezze per gli investimenti

Gli investitori dovranno superare molti iceberg nei prossimi mesi, tra rischi di nuovi lockdown, Brexit e elezioni Usa. L’outlook di Generali Investments
05/10/2020 | Redazione Advisor

Continua la normalizzazione economica, anche se non stiamo assistendo a una ripresa a V. I sondaggi tra gli investitori mostrano che le aspettative a 6 mesi sono, naturalmente, molto più positive del sentiment attuale. Quest'ultimo, però, è in continuo miglioramento dalla depressione di maggio e c'è ancora molto spazio per una convergenza. Secondo Vincent Chaigneau, head of research di Generali Investments, “ci sarà rumore lungo la strada - in particolare per il rischio politico - ma lo scenario centrale resta che la normalizzazione economica continuerà”.

 

Senza dubbio, la crisi legata al Covid determinerà danni economici a lungo termine. “All'indomani della Grande Crisi Finanziaria il tasso di risparmio degli Stati Uniti è quasi raddoppiato (dal 4% del reddito disponibile a circa l'8%) ed è probabile che i risparmi precauzionali aumentino al persistere dell'insicurezza economica legata a disoccupazione e bassi rendimenti finanziari. Il deterioramento dei bilanci societari provocherà anche un freno durevole sugli investimenti aziendali. Quindi la crescita potenziale diminuirà ulteriormente, alimentando le preoccupazioni sulla stagnazione secolare e sui bassi rendimenti. Ma per ora il focus è ancora sulla ripresa ciclica, ovvero il ritorno della produzione al livello pre-Covid. E’ importante ricordare che la Cina è riuscita a seguire rapidamente questo percorso, pur mantenendo ampio margine di manovra. Il processo sarà più lento nel mondo occidentale, che non ha gestito in modo altrettanto efficace le conseguenze della prima ondata Covid. Ma il sostegno politico rimane, mantenendo a galla l'economia e distorcendo la valutazione del mercato come mai visto prima”.

 

Con l'aumento esponenziale del debito pubblico e delle imprese, la politica si concentrerà inevitabilmente sul rendere questi livelli di debito sostenibili: la repressione finanziaria, trainata dalle banche centrali, è destinata così a raggiungere un livello mai conosciuto prima. Questa potrà assumere molte forme: “politiche più accomodanti delle banche centrali, regolamenti volti a canalizzare i risparmi verso il mercato del debito, tasse più elevate, ecc.” spiega Chaigneau. “Le banche centrali giocheranno un ruolo strumentale, e ancora di più finché l'inflazione rimarrà bassa. Potrebbero sorgere criticità sull'inflazione a lungo termine, ma per il prossimo futuro l'ampio divario di output manterrà un livello contenuto”.

  

Per quanto riguarda l’allocazione di portafoglio, gli investitori dovranno superare molti iceberg quest'autunno: incertezze legate al Covid, una Brexit dura o semi-dura, le elezioni USA e il rischio associato a posizioni molto affollate (in particolare il settore growth, soprattutto i titoli tecnologici Usa). La propensione al rischio di Generali Investments è quindi cauta.

 

Allo stesso tempo, gli investitori devono iniziare a guardare oltre la crisi Covid. La ripresa economica è destinata a proseguire e sostiene la transizione verso asset più ciclici, come valute e azioni emergenti. L’asset manager mantiene invece una visione negativa sul dollaro, che è anticiclico e risente dei crescenti timori per il finanziamento del deficit esterno, dato il forte calo dei rendimenti reali statunitensi e la valutazione relativamente ricca delle azioni statunitensi.

 

Il maggior sovrappeso di Generali Investments resta nel credito: ”gli spread si sono già compressi bruscamente e ora sono per lo più in linea o al di sotto della loro media storica a lungo termine” prosegue Chaigneau. “Tuttavia, la caccia al rendimento è viva e vegeta e la ripresa in corso dovrebbe sostenere i continui afflussi nell'asset class. I dati tecnici rimangono favorevoli, poiché le emissioni sono destinate a rallentare fino alla fine dell'anno, mentre la BCE rimane un acquirente insensibile ai prezzi. I default sono in aumento, ma raggiungeranno il picco a un livello molto più basso rispetto a dopo la Grande Crisi Finanziaria (sebbene rimarranno più alti più a lungo, data la “zombificazione” indotta dalla politica). Consigliamo di scendere lunga scala dei rating, ma non troppo, verso il rating BB, ibridi aziendali e AT1” conclude l’analista.

 

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