I rischi di troppa liquidità negli asset emergenti

Nel breve termine il nuovo framework della Fed potrebbe essere positivo per i mercati emergenti, ma secondo Schroders nel lungo termine potrebbe essere nocivo
06/10/2020 | Paola Sacerdote

Con l'adozione del target di inflazione medio (Average Inflation Targeting - AIT) da parte della Fed le politiche monetarie rimarranno accomodanti ancora molto a lungo. Secondo David Rees, senior emerging markets economist di Schroders, questo nuovo framework delle banca centrale Usa avrà un impatto significativo sui mercati emergenti, con conseguenze sia nel breve che nel lungo termine.

 

Nel breve termine gli effetti potrebbero essere positivi, per varie ragioni. "Innanzitutto, il nuovo approccio potrebbe generare una maggiore domanda per l’export emergente" spiega Rees. "Infatti, l’AIT implica che le autorità statunitensi cercheranno attivamente di generare domanda in eccesso per stimolare una maggiore inflazione. Vi sarà una crescita economica più elevata, che a sua volta alimenterà la domanda di importazioni degli USA a beneficio dei partner commerciali, molti dei quali sono proprio Paesi emergenti".

 

Il secondo aspetto, che secondo Rees è forse ancora più importante, è che i tassi di interesse costantemente bassi innescheranno probabilmente una ‘caccia ai rendimenti’ verso i mercati emergenti. "I flussi di capitale a breve termine verso i mercati emergenti storicamente accelerano con il diminuire dei rendimenti dei Treasury".

 

Tuttavia nel lungo termine gli effetti del nuovo framework della Fed potrebbero essere negativi, e l'AIT potrebbe preparare il terreno per crisi future.

Infatti, spiega ancora Rees, il rovescio della medaglia degli afflussi di capitale verso gli em saranno probabilmente "deficit delle partite correnti più ampi nei Paesi che hanno politiche accomodanti e un’offerta domestica debole. I mercati a un certo punto potrebbero preoccuparsi che la Fed inasprisca le politiche in modo aggressivo per impedire il radicarsi di aspettative di inflazione molto elevate. In questo scenario, le economie che utilizzano finanziamenti a breve termine per sostenere ampi deficit delle partite correnti sarebbero esposte all’improvviso arresto dei flussi di capitale. Questa dinamica è stata spesso all’origine delle crisi nei mercati emergenti".

 

Rees porta ad esempio quanto accaduto nel periodo successivo alla crisi finanziaria globale del 2008-09, quando i flussi abbondanti hanno permesso a molte economie emergenti di finanziare ampi deficit delle partite correnti con capitale a breve scadenza. "Quando il Presidente della Fed Ben Bernanke ha innescato il ‘taper tantrum’ a maggio 2013 e gli investitori sono ‘fuggiti’, le condizioni insostenibili che si erano create nei ‘fragile five’ (Brasile, India, Indonesia, Sudafrica e Turchia) si sono trovate sotto pressione. Ciò ha provocato un significativo indebolimento delle valute che ha costretto i banchieri centrali ad aumentare i tassi di interesse, nonostante la debolezza della crescita".

 

"Infine, i flussi di denaro facile verso i Paesi emergenti hanno invariabilmente portato alcuni emittenti ad esagerare, ponendo le basi per successivi default. L’esempio più recente è quello dell’Argentina, dove il Governo ha potuto emettere un’enorme quantità di debito in valuta straniera nel 2017, che tre anni dopo ha provocato un default e la recente ristrutturazione".

 

La conclusione di Rees è che, anche se l’AIT potrebbe generare un’ondata di liquidità che farà salire tutti gli asset emergenti, gli investitori dovrebbero fare attenzione a non rimanerne sommersi.

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