Elezioni USA, in gioco c’è anche la sostenibilità

Gli analisti di DPAM spiegano che “gli Stati Uniti sopportano meno la forte regolamentazione che comporta implementarla in ogni settore, incluso quello degli investimenti”
30/10/2020 | Redazione Advisor

La sostenibilità sembra aver conquistato l'Europa negli ultimi anni. Dall'altra parte dell'Atlantico invece, la situazione è un po' diversa. Come spiegano David Bui e Jonathan Graas, fund managers US equity di DPAM, “in primo luogo, dobbiamo tenere conto di un elemento fondamentale nel determinare lo sviluppo di politiche legate alla sostenibilità: le differenze culturali tra le due regioni. Gli Stati Uniti, infatti, in quanto Paese strutturalmente liberale e deregolamentato, sopportano meno la forte regolamentazione che comporta implementare la sostenibilità, in ogni settore incluso quello degli investimenti”.

Per quanto riguarda gli investimenti sostenibili, “il governo statunitense sembra aver adottato un approccio più cauto rispetto all'Europa. Infatti, con la presidenza Trump, abbiamo assistito a una spinta generale contro gli investimenti sostenibili, poiché il presidente americano ha sempre negato il cambiamento climatico, come ha dimostrato quando ha ritirato il suo paese dall'accordo di Parigi sul clima. Il Dipartimento del Lavoro ha cercato di limitare l'inclusione dei fondi ESG nei fondi pensione, ponendo l'accento sugli interessi finanziari come priorità assoluta, e riducendo l'influenza di eventuali fattori estranei che potrebbero danneggiare la redditività di un fondo. Un argomento discutibile, dato che i fondi ESG hanno generalmente dimostrato di superare i loro omologhi (soprattutto durante la crisi COVID). L'approccio critico del Dipartimento del Lavoro potrebbe ritorcersi contro il governo però, dato che oltre il 60% degli americani attualmente concorda sul fatto che le aziende dovrebbero includere criteri di sostenibilità".

“Dal punto di vista fiscale – proseguono gli analisti - il taglio dell'imposta sulle società realizzato da Trump avrebbe dovuto promuovere l'economia e, di conseguenza, avvantaggiare l'occupazione e le condizioni dei lavoratori. Nel breve termine, questo avrebbe potuto rivelarsi una mossa vincente migliorando le condizioni di lavoro e incoraggiando la governance aziendale. Sfortunatamente, i risparmi derivanti dallo sgravio fiscale non sono riusciti a concretizzarsi. La guerra commerciale di Trump contro la Cina sarebbe dovuta andare a beneficio dell'economia americana, in quanto il presidente voleva creare condizioni di parità. Anche questo ha finito però per essere più costoso di quanto inizialmente previsto (pari a circa lo 0,5% del PIL statunitense). Gli agricoltori, in particolare, hanno sofferto a causa delle tariffe imposte della Cina sui prodotti agricoli statunitensi e, alla fine, gli Stati Uniti si sono ritrovati con un deficit commerciale complessivo ancora maggiore. Trump si è inoltre operato per sostenere una forte presenza conservatrice nel sistema giudiziario americano per gli anni a venire. Ha infatti presieduto la nomina di 200 giudici e nominanto tre giudici conservatori della Corte Suprema. Proprio appena prima delle elezioni di novembre infatti il presidente ha nominato Amy Coney Barrett come successore di Ruth Bader Ginsburg”.

I gestori fanno notare che “l'ESG e la sostenibilità più in generale, non sono mai stati componenti chiave della campagna di Trump. Al contrario, la sua agenda si è sempre concentrata principalmente sulla crescita dell'economia statunitense e sulla creazione di posti di lavoro; due concetti che, secondo il presidente, sono del tutto incompatibili con il concetto di sostenibilità. Al contrario, la presidenza di Obama ha puntato maggiormente su quest’ultima, dando grande priorità alla riduzione delle emissioni di carbonio. Biden prevede di adottare un approccio simile. Il suo piano elettorale è chiaro. Biden punta a rivoluzionare l'approccio degli Stati Uniti alla sostenibilità e alle questioni ambientali creando un'infrastruttura moderna e sostenibile e un futuro energetico equo e pulito. In realtà, il candidato democratico vuole eliminare completamente la dipendenza dell'America dai combustibili fossili entro il 2050. Ad esempio, ha già dichiarato di voler sostituire/riequipaggiare gli scuolabus americani (tutti e 500.000) per renderli a zero emissioni. I punti più specifici del suo piano generale, tuttavia, sono ancora relativamente vaghi. Biden ha speso poco tempo ad elaborare gli aspetti pratici o l'effettiva fattibilità di questo progetto. E questi aspetti pratici hanno un prezzo”.

“La campagna stima infatti che una transizione sostenibile di successo costerebbe 2.000 miliardi di dollari, circa il 12% del budget degli Stati Uniti nei prossimi quattro anni”, concludono David Bui e Jonathan Graas.

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