Scricchiola il ponte tra risparmio ed economia reale

Secondo la ricerca Acri-Ipsos “Gli Italiani e il Risparmio” presentata in occasione della 96° Giornata Mondiale del Risparmio, l’idillio è finito.
31/10/2020 | Francesco D'Arco

Pur riducendosi nel tempo in rapporto al reddito disponibile, il risparmio delle famiglie italiane, che costituisce la principale fonte di finanziamento per gli investimenti, è stato storicamente un fattore di forza della nostra economia. Ma in una fase come quella attuale, dominata dall’incertezza e dalla debolezza della congiuntura, l’aumento della propensione al risparmio, se non si accompagna a un’adeguata ripresa degli investimenti e dell’attività produttiva, può causare una diminuzione della domanda aggregata e dei redditi, alimentando, a sua volta, una ulteriore crescita delle intenzioni di risparmio per motivi precauzionali e innescando, così, un circolo vizioso”. (Intervento del Governatore della Banca d’Italia - Ignazio Visco in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio 2020, ndr)

 

Le famiglie italiane detengono oggi una parte rilevante della ricchezza netta del Paese: quasi il 60% riconducibile ad attività reali, per il restante, pari a 4.374 miliardi di euro, ad attività finanziarie. Se congiuntamente a questo dato consideriamo, però, che il finanziamento diretto e indiretto di cui beneficiano le imprese non finanziarie dalle famiglie è stato stimato in circa 1.306 miliardi (dato 2019), allora risulta facile concludere che una componente importante del risparmio degli italiani non si traduce in investimenti nell’economia reale del Paese. Recentissimi dati (Rapporto mensile ABI) confermano inoltre il progressivo incremento del “risparmio precauzionale”, probabilmente imputabile alla crisi sanitaria e al contempo segno della fiducia dei risparmiatori nei confronti del sistema bancario e finanziario. Vi è quindi nel complesso in Italia, bisogno e ampio spazio per una serie di azioni volte a fornire da un lato opportunità di investimento ai risparmiatori e, dall’altro, ad incanalare tale ingente massa di risparmi verso le imprese. La creazione di una autentica Capital Market Union rappresenta un’occasione unica in questo particolare momento storico per preservare la propensione a generare risparmio da parte degli italiani e, nel contempo, di fornire loro opportunità di investimento diversificate ed adatte ai diversi profili, a sostegno del tessuto produttivo italiano”. (Intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio 2020, ndr).

 

Le parole di Ignazio Visco e Roberto Gualtieri portano alla luce una delle grandi conseguenze di questa crisi: il rifugio degli italiani verso il risparmio privato. Un rifugio guidato principalmente dalla paura degli imprevisti di breve termine (come abbiamo evidenziato con l’articolo “Italiani-Risparmio, la pianificazione non è una priorità”).

 

Questo approccio “timoroso" e "cauto" allo stesso tempo presenta diversi effetti collaterali. Tra questi gli interventi di Visco e Gualtieri ne evidenziano uno in particolare: il crescente disinteresse verso l'economia reale come investimento. Un disinteresse già in atto, come dimostra l’indagine annuale Acri-Ipsos “Gli Italiani e il Risparmio” presentata in occasione della 96° Giornata Mondiale del Risparmio.

 

Secondo la ricerca l’idillio tra economia reale e risparmio è finito: alla domanda “Pensi al risparmio ed al legame che può avere con la crescita economica, con lo sviluppo sociale e civile del Paese: lei ritiene che il Risparmio dei singoli cittadini sia importante per il rafforzamento di una società democratica e civile, oppure no?” solo il 22% ha affermato che è fondamentale, un dato in calo di ben 10 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Il ponte tra economia reale e risparmio sul quale si è lavorato per diversi anni, e che era stato “inaugurato” ufficialmente solo nel 2017 (con la nascita dei P.I.R.), sta già scricchiolando.

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