La fragilità dell’Europa di fronte alla seconda ondata

Mentre l’Asia esce come grande vincitore dalla crisi e gli USA voteranno presto per un nuovo piano di stimoli, il Vecchio Continente rischia di rimanere indietro. La Financière de l’Echiquier
04/11/2020 | Redazione Advisor

Nelle ultime settimane si stanno moltiplicando le misure restrittive per contrastare la recrudescenza della pandemia in tutta Europa, e benchè la maggior parte di questi provvedimenti non siano drastici come  il lockdown totale imposto in Francia, sono pur sempre tante e concomitanti a tal punto che scattano nuovi timori di una paralisi dell’economia e precipitano i mercati in territorio negativo. Gli effetti sono evidenti, come evidenzia Enguerrand Artaz, gestore di La Financière de l’Echiquier: “l'EuroStoxx 50 ha perso più del 7% nell'ultima settimana e più del 10% dai massimi di metà ottobre, tornando ad attestarsi sul livello di fine maggio. Gli indici con un maggior numero di titoli ciclici, come il Dax, sono stati colpiti ancora più duramente”.

 

Queste nuove misure si abbattono come una cappa di piombo sull'economia europea che, superato il primo lockdown, stentava a trovare un nuovo slancio. “Non c'è dubbio che saranno necessarie ulteriori misure di sostegno e di stimolo e, logicamente, gli occhi erano puntati sulla Banca centrale europea la cui riunione del Consiglio direttivo giovedì è stata una mezza delusione” prosegue Artaz. “Certo, visti i tempi, pochi si aspettavano che la BCE presentasse già misure forti anche se nulla le impediva di agire secondo una tempistica insolita, come è stata in grado di fare la Fed a marzo. Inoltre, mentre Christine Lagarde ribadiva che tutti gli strumenti erano sul tavolo, anticipando un aggiustamento significativo della politica monetaria nel corso della riunione del 10 dicembre, il presidente della banca centrale riconosceva de facto che ci vorrà più di un mese prima che venga predisposto un nuovo sostegno monetario. Alcuni ritenevano che la BCE fosse già in ritardo rispetto alla situazione economica europea e all'azione svolta dalla Fed, e non si è fatto nulla per accelerare i tempi”.

 

Artaz sostiene tuttavia che sarebbe ingiusto far convergere tutte le critiche verso la BCE. “Da un lato perché, accennando alla volontà di "sfoderare il bazooka" a dicembre, l'istituzione comunica agli Stati che possono implementare dei piani di aiuto che saranno sostenuti dalla politica monetaria. Trattandosi poi in secondo luogo degli Stati, la palla è più che mai nel loro campo. Il piano di stimoli da 750 miliardi di euro votato quest'estate su proposta della Commissione europea andava nella giusta direzione, in particolare per quanto riguarda la mutualizzazione, anche se sembra ora poco tarato rispetto alle esigenze. Sarebbe ora opportuno discutere di un secondo piano di aiuti. Sembra tuttavia molto ipotetico, visto tra l’altro che non è ancora iniziato il processo di ratifica del primo piano da parte dei vari parlamenti nazionali”. 

 

“Mentre l'Asia, finora risparmiata dalla seconda ondata, sta emergendo come il grande vincitore della crisi, e gli Stati Uniti alla fine voteranno un secondo piano di stimoli la cui portata e modalità dipenderanno dal vincitore delle elezioni presidenziali, l'Europa rischia ancora una volta di rimanere indietro. Certo, le restrizioni imposte sono nel complesso meno drastiche di quelle della scorsa primavera e il rallentamento dell'economia sarà probabilmente più moderato. Ma questo rallentamento andrà a impattare un'economia ancora molto fragile, ben lontano dall'essersi ripresa dal primo lockdown. È quindi probabile che il potenziale di crescita dell'Europa sia ridotto per molto tempo. Per evitarlo, la risposta della BCE a dicembre e le iniziative degli Stati dovranno essere massicce nelle prossime settimane e nei prossimi mesi” conclude Artaz.

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.